Cambia la Sanità lombarda e la CISL Funzione Pubblica convoca un webinar per confrontarsi sulle Linee di sviluppo della Legge Regionale 23/2015

A sei anni dalla sua approvazione ed in occasione della scadenza dei cinque anni di sperimentazione della Legge Regionale 23/2015, lo scorso 23 giugno si è tenuta in formato webinar una tavola rotonda promossa dalle Segreterie CISL Medici Milano Metropoli e CISL FP Milano Metropoli quale contributo di analisi, riflessioni e suggerimenti per il miglioramento delle politiche sanitarie regionali, oggetto dell’imminente revisione normativa promossa dalla Giunta – capeggiata dal Presidente Attilio Fontana –grazie all’approvazione del DGR 4811 del 31/05/2021, mediante il quale Regione Lombardia ha adottato le “Linee di sviluppo dell’assetto del sistema socio sanitario lombardo delineato dalla legge regionale 11 agosto 2015, n. 23”. L’apertura dei lavori è stata affidata a Dario Borotto, organizzatore dell’evento, nonché moderatore e delegato CISL Medici ASST Nord Milano, che ha illustrato il nuovo principio cardine sul quale ruoterà la futura Sanità lombarda: L’approccio “One Health”, introdotto per la prima volta nell’ambito della programmazione regionale in materia socio-sanitaria, in particolare nelle aree della prevenzione e della veterinaria. L’adozione dell’approccio “One Health” all’organizzazione del Sistema Sanitario Regionale, inteso come l’approccio di una salute complessiva per le persone, gli animali e l’ambiente, dovrà diventare parte integrante dei principi guida del Sistema attraverso il recepimento in Legge Regionale. La prima ad intervenire è stata Laura Olivi Segretario Generale CISL FP Milano Metropoli, la qualeha sottolineato la sensibilità che da sempre contraddistingue la CISL circa i temi riferiti alla Sanità, base su cui è stato pensato questo evento. L’analisi storica dell’impatto della L. R. 23/2015 ha portato alla creazione di nuove Linee Guida da parte dell’assessorato regionale guidato da Letizia Moratti, che sono da intendersi in una prospettiva di critica costruttiva e migliorativa dell’esistente, in modo da pervenire ad un riordino dell’offerta sanitaria incentrato sulla collaborazione/integrazione e non sull’antagonismo fra sanità pubblica e privata. L’attenzione sulla città di Milano in primis si dovrà porre sull’impatto dei nuovi parametri sociali e demografici introdotti, in modo da evitare la creazione di distretti di Serie A e altri di minor qualità riservati alle periferie cittadine. La parola è passata a Roberta Vaia Segretaria UST CISL Milano Metropoli, la quale ha definito come “regione nella regione” l’area metropolitana milanese, la cui vasta estensione non sempre garantisce equità dell’offerta pubblica sanitaria e omogeneità di servizi. A tal proposito, sarà necessaria una netta distinzione tra prestazioni erogate dagli ospedali e dal territorio, in modo da focalizzare meglio gli interventi di potenziamento di organico, di finanziamento delle risorse economiche e di miglior regolamentazione dei percorsi di studio. Il microfono poi è stato aperto ad Antonia Carlino componente dell’Esecutivo nazionale CISL Medici e responsabile del Coordinamento CISL Donne CISL Medici Lombardia, la quale ha rivendicato una totale discontinuità tra la futura legislazione in materia sanitaria e la “Legge Maroni”, che per tanti versi è risultata fallimentare nelle scarse risposte quali-quantitative rispetto ai bisogni della cittadinanza. La richiesta parte forte e chiara: assunzioni vere e funzionali, che interrompano l’escalation della contrattazione atipica in Sanità, salvaguardando le categorie professionali maggiormente esposte a iniquità reddituali, contributive e redistributive, a partire da quelle di genere femminile. I due successivi interventi hanno visto protagonisti i profili istituzionali della tavola rotonda. Emanuele Monti Presidente III Commissione permanente Sanità e Politiche Sociali ha sottolineato quanto sia carente la legislazione italiana, la quale non prevede tuttora un Piano Socio Sanitario Nazionale che funga da cornice operativa rispetto ai PSSR. La pandemia ha messo in evidenza una scarsa visione politica da parte del sistema in tema di programmazione nazionale. Siamo chiamati ad apportare modifiche regionali di buon senso, non trascurando gli insegnamenti che i lunghi mesi alle spalle ci hanno lasciato. Maggior rigore sui temi della trasparenza e della programmazione, in un’ottica di piena complementarietà fra pubblico e privato. La sfida sarà sull’abbattimento delle liste d’attesa, sul ridisegno dell’offerta dei Pronto Soccorso e sul perfezionamento dei percorsi di dismissione dei pazienti. Il Presidente Monti conferma la propria contrarietà rispetto ad una delle proposte sul tavolo, quella di individuare una unica ATS regionale (ATS Lombardia), che unifichi le attività di programmazione e quelle amministrative, finanziarie ed informatiche delle otto ATS attualmente presenti in Regione. Carlo Borghetti, vice Presidente ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale e componente III Commissione permanente Sanità e Politiche Sociali, ha apprezzato i rilievi anche autocritici manifestati dal Presidente Monti, dicendosi altresì deluso dall’approccio e dal metodo di lavoro dell’Assessore Moratti, che a suo dire sta inutilmente allungando i tempi convocando in audizione i tanti soggetti istituzionali, sociali e professionali coinvolti dall’avviato percorso di riordino sanitario. Borghetti nota scarsa attenzione al tema della prevenzione, minato dalla potenziale creazione di ben 27 Dipartimenti territoriali di difficile coordinamento. Se da un lato la pandemia, prima, e il piano vaccinazioni, dopo, hanno messo in evidenza una scarsa risposta proveniente dal territorio, dall’altro lato la soluzione di miglior governo dovrebbe essere quella di tornare alle ASL e alle Aziende Ospedaliere ante L.R. 23/15, distinguendo nettamente le competenze tra ospedali e territorio, recuperando anche la centralità strategica dei Consultori. I temi dibattuti durante la tavola rotonda hanno poi lasciato spazio agli interventi programmati per dare voce ai professionisti sanitari che vivono nella pratica quotidiana i dettami che le leggi in materia di Sanità indicano negli articolati normativi. Andrea Gregori Direttore Struttura Complessa Urologia ASST Fatebenefratelli Sacco Milano condivide quale aspetto positivo dell’esistente la cresciuta capacità di generare minori sprechi all’interno delle realtà sanitarie e chiede il potenziamento del numero degli ambulatori territoriali in una prospettiva di miglior integrazione tra ospedale e territorio. Anche la formazione e la maggior sinergia tra università e mondo produttivo assumono un ruolo primario per il miglioramento della qualità dei servizi erogati. Sara Vasaturo Presidente Albo Assistenti Sanitari presso Ordine TSRM-PSTRP Milano ha posto l’accento sul valore dell’integrazione quale priorità strategica per qualsivoglia sviluppo del sistema socio-sanitario, in particolare per una città come Milano, che sempre più si contraddistingue per un’accezione multietnica e multidisciplinare. Gabriele Gabbas Rappresentante professioni sanitarie TSRM-PSTRP ASST Nord Milano ha chiesto una maggior e miglior implementazione delle risorse umane tale da favorire la totale presa in carico del paziente, con un potenziamento significativo della domiciliazione delle cure per i soggetti più fragili, così come avverrà per il servizio di “Radiologia Domiciliare” che a breve sarà attivato dalla ASST Nord Milano. Silvia Demo Rappresentante professioni sanitarie TSRM-PSTRP ASST Nord Milano ritiene assai utile orientare l’offerta sanitaria già esistente presso i Poliambulatori pubblici cittadini – attualmente tutti in capo alla ASST Nord Milano – verso un sistema integrato che faccia rete con altri servi sociali territoriali, anche e soprattutto con congruo investimento sul personale da assumere. Il tutto coordinato da un unico ente di riferimento, così come avviene oggi per i Poliambulatori di Milano. Gianfranco Galli Direttore Servizio Infermieristico Tecnico Riabilitativo ASST Nord Milano evidenzia il cambio di paradigma introdotto con il DGR 4811 del 31/05/2021, mediante il quale Regione Lombardia approva le “Linee di sviluppo dell’assetto del sistema socio sanitario lombardo delineato dalla legge regionale 11 agosto 2015, n. 23”, trasmesso alla III Commissione Consiliare presieduta da Monti. Tutti gli attori della Sanità (professionisti, terzo settore, specialisti ambulatoriali, MMG e Enti comunali) sono chiamati ad uno scatto rivolto alla interdisciplinarietà quale valore aggiunto di una già ottima offerta di servizi pubblici sanitari. Ciò che viene richiesto oggi soprattutto alle figure professionali (sanitarie ma anche amministrative) è il superamento delle risposte verticali ai problemi, ovvero per settori di competenza esclusiva, a vantaggio delle risposte orizzontali, per processo, che coinvolgano cioè i diversi soggetti coinvolti nella organizzazione e gestione di un servizio, clinico o territoriale che sia. A tal proposito, il consolidamento di una Azienda territoriale unica favorirebbe di molto la chiarezza dell’offerta sanitaria cittadina, che attualmente genera confusione nella cittadinanza a causa dei troppi soggetti istituzionali presenti all’interno delle singole strutture. Enza Cirielli Infermiere professionale ASST Ovest Milanese ha posto l’accento sulla cura che il legislatore dovrà porre in tema di accreditamento delle strutture sanitarie, al fine di evitare la competizione spietata fra il settore pubblico e quello privato in Sanità. Altro tema da valorizzare è quello riferito alle “Cure Intermedie”, un aspetto fondamentale dell’offerta sanitaria finalizzata alla presa in carico del paziente in fase di post acuzie e nella sua assistenza in regime di degenzadomiciliare. L’ultimo intervento in ordine cronologico è stato di Giovanni Gibelli Referente settore stipendi e flussi economici ASST Nord Milano e iscritto CISL di lungo corso, il quale ha espresso la propria preoccupazione circa la contemporanea presenza di molteplici e tra loro diversi rapporti contrattuali di lavoro, ostacolo che potrebbe rendere assai complicata l’attuazione della pur lodevole intenzione di armonizzare una risposta professionale multidisciplinare. La domanda, non priva di qualche perplessità, è la seguente: La proposta di riforma della  Legge 23/2015 è strumento giuridico sufficiente per rispondere alla domanda di salute dei cittadini lombardi, che è giustamente aumentata  in costanza della pandemia? Tanti sono ancora i nodi da sciogliere prima di addivenire alla definitiva stesura del testo di Legge e non mancheranno future occasioni di confronto. Questo interessante dibattito politico-sindacale, ha sancito quanto meno l’unitarietà di intenti a cui sono chiamati istituzioni politiche e sindacali, pur nella distinzione di ruoli, in questo delicato passaggio della vita pubblica nazionale in generale e lombarda in particolare.

di Pietro Nunno