Sono diversi e si riferiscono ad atti deliberativi della Giunta Municipale. Ora spetta alla magistratura stabilire se aprire o meno un fascicolo. Due di questi riguardano l’assegnazione di appartamenti requisiti alla mafia

Ora non è più una indiscrezione ma un fatto: gli esposti contro i membri della giunta municipale del comune di Trezzano sul Naviglio sono stati depositati presso la Procura della Repubblica di Milano.
A questo punto si tratta di stabilire se la documentazione depositata racchiude elementi comprovanti eventuali illeciti commessi da uno o più amministratori pubblici oppure se contiene materiale ininfluente e di conseguenza non idoneo ad indurre la magistratura ad aprire un fascicolo; in breve: i giudici dovranno ora stabilire se procedere nei confronti dei pubblici amministratori di Trezzano oppure no.
Certo è, come anticipato nell’ultimo numero del Corriere del Sud Ovest, che gli esposti denuncia sono più di uno e sono stati depositati in date diverse e da persone diverse.
All’origine del ricorso alla magistratura, tra gli altri, ci dovrebbero essere degli atti deliberativi relativi ad assegnazioni di immobili requisiti alla mafia che, secondo gli esponenti, non sarebbero stati istruiti con il necessario iter; insomma, delle concessioni effettuate senza rispettare la legge 575 del 1965 e le successive modifiche sino al decreto legislativo del 1992 che prevedono rispetto dei principi di trasparenza e adeguata pubblicità.
Quindi, nulla a che fare con corruzione, collusione e tangenti ma pur sempre atti che, se istruiti in modo illegittimo, comportano reati di carattere penale.
Ed eccolo il qui, quo, pro che chiama in causa la sfortuna di un comune che negli ultimi vent’anni ha dovuto subire angherie di ogni tipo; vessazioni che sono sfociate in numerose inchieste, decine di arresti di amministratori pubblici, funzionari del comune e imprenditori tanto da renderlo unico in tutta la regione e costringere i magistrati ad identificarlo con l’appellativo di “Sistema Trezzano”.
E’ ovvio che in un contesto del genere anche il mancato rispetto di quanto previsto dalle leggi in materia di atti deliberativi e di discipline dei procedimenti, pur non provocando reati che contemplano gli arresti comporta comunque, se provato, condanne di carattere penale e proprio per questo, assume risvolti di gravità che vanno oltre l’illegittimità commessa.
Sono anni che i cittadini, sapendoci più informati ci chiedono “Ma quando finiranno gli esposti, le denunce e le condanne” e sono anni che noi rispondiamo “Speriamo che questo caso sia l’ultimo” pur sapendo che i disastri compiuti dai politici in questo comune sono stati stratosferici tanto da ricoprire un fondamentale ruolo: la necessità di garantire ai residenti un no assoluto ad altri interventi della magistratura.
Trezzano grazie agli insediamenti produttivi degli anni sessanta è stato per quattro decenni il comune con il maggior indice di pendolarità inversa rispetto alla metropoli tanto da consentire alle casse comunali introiti rilevanti; introiti che avrebbero dovuto trasformare la cittadina in un fiore, in un luogo invidiato da tutti.
Ed invece eccoci qui, senza tangenziali esterne, con strutture pubbliche fatiscenti perché quasi tutte realizzate cinquant’anni or sono, con strade che sembrano il gruviera svizzero, con un quartiere, quello della Marchesina abbandonato al suo destino, con abitanti, quelli delle vie Indipendenza, Veneto e Roma che vivono perennemente con le finestre chiuse per non morire di cancro, con  una azienda ritenuta dal Ministero “a grande rischio per l’uomo e l’ambiente” che continua ad operare a poche decine di metri dai palazzi, con un percorso cittadino (sempre più denso di inquinamento acustico ed atmosferico) usato ogni giorno da oltre 25.000 automobilisti della provincia per evitare le colonne della Tangenziale Ovest e con un ponte gobbo sul Naviglio Grande che tra una pezza e un’altra continua a reggere sino a quando dirà basta e così il comune si spaccherà in due; per farla breve, una vera e propria disgrazia che, visto i molteplici sequestri di documenti negli uffici comunali e gli innumerevoli arresti, non ci costringerà neppure a fantasiose ricerche per cercare di capire perché questo comune è così mal ridotto.
n.b. Stabilito che un cittadino è responsabile di illeciti solo quando una sentenza è passata in giudicato, stupisce il senso di democrazia e di libertà di informazione usato dai politici in questa vicenda. Noi non abbiamo infangato nessuno ma più semplicemente abbiamo fatto il nostro dovere informando (con dispiacere) la collettività sul ricorso alla Procura della Repubblica da parte di altri e non della nostra testata o dei nostri collaboratori. Il vero problema non è chi ha dato la notizia rispettando deontologicamente la sua professione ma se gli illeciti sono stati commessi oppure no e questo lo può stabilire solo la Magistratura.

di Giorgio Villani