Renzi con tale intervento intende rafforzare la democrazia

Difficilmente in questa stagione di vacanze la politica italiana potrà andare, come in passato, a ritmo lento. L’attuale situazione europea, la posizione di debolezza del nostro Paese, la poca crescita ed il Referendum costituzionale alle porte, mettono in crisi le attività dei Partiti che, peraltro, versano in uno stato di debolezza organizzativa al loro interno, afflitti come tutti sono, dal cancro delle tante correnti interne. La stabilità politica è minata da una serie di fattori ed essendo un ingrediente importante tipico di un Governo che dovrebbe essere forte, proprio dopo un paio di anni di bonaccia e riconoscimenti esteri, questo nostro Governo e con esso il nostro Paese sembra ritornato nelle sue solite condizioni di politica instabile.
In questo particolare momento il Referendum costituzionale, peraltro, genera il maggior conflitto. Tranne il PD (e purtroppo nemmeno interamente) ed alcuni partiti politici minori, tutte le altre forze politiche hanno invitato i propri elettori a votare “no”. E’ evidente che tale negativo invito da parte delle opposizioni ha poco a che fare con il contenuto della riforma. Il vero loro obbiettivo politico è quello di mandare a casa il Presidente del Consiglio ed il suo Governo, non prendendo in alcuna considerazione che tale negativa loro indicazione porterà il Paese in rovina, mantenendolo nello stato di inadeguatezza in cui si è fino a ieri trovato, peraltro proprio a causa della incapacità di tali oppositori di oggi che “ieri” male hanno governato. Ma analizziamo cosa porterà di buono al Paese la “riforma”. Elenchiamo le previsioni più importanti: Si otterrebbero due immediati vantaggi grazie alla fine del bicameralismo: Non avremmo più due risultati diversi in due diverse Camere con tutti i problemi di governabilità che a causa di ciò fino ad oggi abbiamo patito; Inoltre, il nuovo Senato, sarà composto per tre quarti da Consiglieri regionali. Si ridurrebbe il numero dei parlamentari in modo consistente. Il risultato che si otterrà porterà a governi più stabili. Si chiarirebbero meglio le competenze dello Stato e delle Regioni, evitando che in Costituzione possa essere scritto che 20 Regioni potenzialmente possano legiferare in 20 modi diversi su materie come energia, professioni, sport ecc., ecc.. Causando disparità di trattamento tra cittadini dello stesso Paese, come in effetti oggi avviene. Alcuni politici di opposizione e sparuti costituzionalisti denunciano che la riforma presenta il rischio di una deriva autoritaria che, come sopra evidenziato, non esiste proprio. Il Premier viene poi accusato di ricattare il Paese perché minaccia di far cadere il Governo qualora il referendum non fosse approvato, che poi è la cosa che tali oppositori, per loro interessi di parrocchia, desiderano di più che avvenga. Volendo ignorare costoro che con le riforme si riduce, inoltre, sensibilmente il costo della politica. E’ peraltro evidente che una sola Camera con una maggioranza parlamentare forte rappresenta un contrappeso molto più forte delle due Camere attuali, con maggioranze figlie dell’inciucio. La riforma dunque potrebbe veramente essere la madre di tutte le riforme, dato che tenta per la prima volta di far funzionare la democrazia parlamentare e dunque salvandola, consentendo così alla politica di affrontare quelle riforme impopolari che i leader politici del passato hanno sempre evitato di realizzare (evasione fiscale, sanità, meritocrazia nella Pubblica Amministrazione, corruzione ecc., ecc,.). L’alternativa e dunque la vittoria del “no” sarebbe il mantenimento dello status quo, la continuazione della stagnazione economica, l’aumento della disoccupazione che porterebbe, questa sì, ad una “deriva autoritaria” nazionalista ed anti europea. Speriamo dunque che gli elettori italiani non votano contro i propri interessi come recentemente hanno fatto gli inglesi.

di Salvatore Randazzo