A pochi giorni dal voto per il rinnovo del Consiglio Metropolitano Milanese, abbiamo intervistato il Coordinatore Regionale di Forza Italia, per la Regione Lombardia, Maria Stella Gelmini
Non Le pare che le modalità di voto esistenti siano molto anomale rispetto ai principi di Democrazia circa l’elezione dei candidati che, come si sa, non vengono direttamente eletti dal corpo elettorale ?
«Personalmente credo nel principio più alto e nobile della democrazia e credo che questa si possa realizzare nella sua pienezza attraverso l’elezione diretta, ovvero attraverso il voto liberamente espresso dal popolo. Il Consiglio Metropolitano avviene in base, come sa, a elezioni di secondo grado, perché a scegliere i rappresentanti dell’aula sono i Sindaci e i Consiglieri dei Comuni che fanno parte della Città Metropolitana. Questo il risultato di una Riforma che, nata per abolire le Province in nome della riduzione dei costi della politica e sulla scia di un populismo che nulla ha a che fare con il vero significato e la mission della Politica stessa, ha generato confusione, creando una realtà percepita distante anni luce dai cittadini. Inoltre, è stata disattesa la promessa del Governo nazionale di indire elezioni dirette per la Città Metropolitana di Milano, nonostante sia la Città Metropolitana stessa, sia il Consiglio Comunale di Milano, avessero compiuto tutti gli adempimenti richiesti dalla normativa. Ma siamo abituati ai proclami che puntualmente il Governo non rispetta».
La città Metropolitana di Milano, guidata dal centro sinistra negli ultimi 2 anni, ha mantenuto quel primato economico che la caratterizzava in Europa per importanza strategica ?
«Non ha mantenuto nulla, anzi si rischia il fallimento dell’Ente perché mancano le risorse necessarie e al momento si naviga con un respiro molto corto e per nulla strategico».
Milano oggi è in grado di affrontare le nuove sfide europee nel campo dell’Economia e del Sociale e saprebbe essere competitiva nei confronti delle principali città Europee? Saprebbe attrarre Società straniere e Banche per sviluppare sempre più, in Lombardia, l’economia che creerebbe benessere all’intera Regione ?
«Milano è Milano: La città più competitiva e innovativa d’Italia da sempre. Questa sua capacità di creare opportunità, di lanciare sfide, di vedere nuovi cantieri e laboratori di idee e progetti politici, culturali, sociali, economici è intrinseca nella natura stessa della città e dei milanesi. Detto questo, è necessario che questa capacità sia guidata, governata e sviluppata al meglio. Con i governi di centrodestra sia nazionali che locali, Milano ha sempre avuto quel riconoscimento necessario per poter realizzare tutte le innovazioni possibili. Basti guardare il nuovo skyline della città, pensato quando ancora nella zona di Porta Nuova c’era un’area abbandonata. Oggi è fra le zone più belle del mondo. Sono convinta che Milano abbia una capacità attrattiva tutta sua, ma sono altrettanto convinta che abbia bisogno sia a livello locale che nazionale di una classe dirigente che sappia cogliere tutta la potenza che ha dentro di sè. Finora abbiamo visto il neo Sindaco Sala andare a Londra dopo la Brexit per cercare di portare a casa l’Autorità Bancaria europea, ma nulla poi è stato fatto. Abbiamo visto Renzi e qualche Ministro fare qualche passerella, ma fatti zero. Per continuare a far sì che Milano resti la grande Milano sono necessarie politiche sociali all’avanguardia che considerino per esempio il problema dell’immigrazione senza spinte ideologiche, ma con sano realismo, politiche per la sicurezza perché si possa vivere tranquilli in ogni via e in ogni quartiere dal centro alla periferia e politiche culturali perché questa città torni ad avere quel respiro internazionale che le è proprio. Ora, dopo la tornata elettorale, spetta a chi governa mantenere le promesse fatte. Noi dai banchi dell’opposizione vigileremo costantemente perché le promesse non rimangano sulla carta. Su questo nessuno può avere dubbi. Avremo, anzi abbiamo già, i fari puntati perché ci sia innanzitutto la riqualificazione dei quartieri popolari. Basta indugi».
di Stefania Cattaneo
