Il fronte di Hillary Clinton non ha retto e si è rovesciato il vecchio sistema
Trump ce la ha fatta. Ha conquistato 290 Grandi Elettori (Hillary 228) ed il 47,5% del voto popolare (Hillary il 47,7%), con una affluenza alle urne del 55,6%. I votanti hanno scelto tra due Americhe. La prima, delusa, abbandonata. La seconda proiettata alla realizzazione di un sogno a cui tanti bianchi americani hanno finito di credere. Trump con la sua elezione rappresenta la nuova America. Prima del voto, anche se di misura, i sondaggi, i mercati, tanti europei, avevano sempre previsto Hillary vincitrice. D’altra parte il deprimente curriculum di Donald e le sue affermazioni non lo aiutavano nelle previsioni. Ma la vittoria di Trump pone fine alle elucubrazioni. La Clinton non ha saputo bucare il video dove invece Trump ha saputo fare centro. I latinos, gli afroamericani la hanno sostenuta certamente però senza una forte determinazione. Trump ha saputo usare il giusto linguaggio. Ha sfruttato la rabbia dei “bianchi”, puntando il dito contro le minoranze. Ha fatto leva in modo forte sul bisogno di cambiamento, convincendo anche gli operai frustrati dalla crisi. La proposta politica di Hillary non è andata oltre gli Stati della California e la Costa Ovest, New York ed alcuni territori della Costa Est, tutto il resto è andato a Trump, che sorprendentemente ha recuperato anche nel mondo femminile. Certamente, per tali motivi, tanti lo hanno votato magari pensando che non sia molto competente. C’è anche da mettere in evidenza che il successo pieno è andato anche al Partito Repubblicano. Insomma Trump ha saputo “spaccare” il Paese ricavandone forte vantaggio, però ora bisogna saperlo ricucire. Questa battaglia elettorale ha prodotto danni anche all’immagine ed al ruolo svolto dagli Stati Uniti nel Mondo, essendo l’America stata sempre un faro per le altre nazioni per quanto riguarda la tutela dei principi democratici. Essendo inoltre stata il motore di una economia di mercato fondata sul libero scambio. Si potrebbe affermare che con Trump nasce una “nuova destra nazionalista” che deve far riflettere. Applaudono, infatti, fortemente alla “vittoria”: Il Presidente della Corea del Nord, Putin di Russia, Le Pen e Salvini rispettivamente di Francia ed Italia, i rappresentanti di tanti Paesi dell’Est europeo, che ritengono oggi di avere trovato, con Trump, un nuovo Paese guida per avviare le loro attività xenofobe. La destra di Trump, per sua dichiarazione, pone l’interesse americano davanti ad ogni obbligo od accordo internazionale e se la “Nato si spacca che si spacchi”. Ci si chiede se Trump andrà avanti fino in fondo sulle sue proposte radicali, dalle espulsioni degli immigrati illegali, ad un mezzo smantellamento della Nato, alla cancellazione della riforma sanitaria di Obama, oppure, forte dell’elezione, assumerà atteggiamenti propri di una saggia istituzione portata a favorire un equilibrato benessere. Se invece cavalcherà il suo populismo preelettorale troverà strade sbarrate anche tra suoi repubblicani che non hanno condiviso il suo stile in campagna elettorale. Oggi è molto difficile dire cosa succederà nei rapporti internazionali economici e politici. Si avverte però grande incertezza che non giova proprio. Si dovrebbe evitare che il commercio mondiale possa regredire. Per quanto riguarda l’Europa si avverte che si troverà più sola in quanto potrebbe venir meno quel puntello USA che in passato è servito molto per la ricostruzione. Con Donald Trump, nuovo Presidente della potenza più importante del Mondo e con le sue tante allarmanti dichiarazioni rilasciate, non possiamo non chiederci che nuovo Pianeta ci troveremo, con chi dovremo fare i conti, quale sarà il destino dei nuovi Stati Uniti d’America e quello dei tanti cittadini di Europa di cui noi facciamo parte.
di Salvatore Randazzo
