Il “SI” favorirà: L’AMMODERNAMENTO DEL PAESE, più INVESTIMENTI, più LAVORO PER TUTTI.

Il “NO” permetterà alla classe politica di continuare a mantenere la loro RENDITA DI POSIZIONE  

Il 4 dicembre si voterà. Allo stato non è realisticamente possibile prevedere se vincerà il “SI” o il “NO”. E’ certo che l’Italia per migliorare deve cambiare, deve ammodernarsi, deve garantire a se stessa ed a chi qui vuole investire, la necessaria “stabilità politica”, senza la quale dunque non ci sarà ricchezza, non ci sarà lavoro che poi è la ferita più grossa che fa veramente male al nostro Paese. Le riforme votate dal Parlamento e sottoposte a Referendum, nel loro insieme vanno in quella positiva direzione. Esiste invece una parte politica che quando ha governato riforme non ne ha fatte, che peraltro ha votato in Parlamento le “riforme” proposte da Renzi ed adesso chiede ai cittadini di votare “NO”. Tutti gli appartenenti a tale variegato schieramento difendono la Costituzione che loro è servita e che vorrebbero che servisse ancora per assicurare in eterno agli stessi le poltrone che oggi occupano. Costoro si riuniscono, disquisiscono di diritto, ma di fatto anelano semplicemente a che vinca il “NO” per garantirsi la posizione occupata e mandare a casa Renzi che vuole abbattere quelle loro dimore parassitarie. Coloro che sostengono la riforma costituzionale hanno una visione realistica. Certamente tali riforme non sono perfette ma assicurano una migliore funzionalità al Paese. Gli avversari criticano le proposte di riforma ma di fatto non hanno mai proposto un vero progetto alternativo. Alcuni di loro hanno presieduto in passato commissioni per la riforma della Costituzione e non si capisce come oggi possono affermare che la stessa non possa essere oggetto di modifica. Il Referendum del 4 dicembre non si riferisce al cambiamento di qualche sola norma giuridica ma intende modificare gran parte dell’architettura Costituzionale e dunque non è confrontabile con precedenti proposte di cambiamento. Certamente, dicevamo, gli interventi sulle singole norme possono presentare magari qualche imperfezione che può essere oggetto di correzione in un prossimo futuro. Le norme non sono, per loro natura, eterne, si possono e si debbono cambiare aggiornandole al mutare delle condizioni in cui sono state emesse. In Italia da tempo non si decide o si decide con grande ritardo e questo modus operandi non possiamo permettercelo più nel mondo di oggi. Non riusciamo ad essere competitivi. Conseguentemente non garantiamo occupazione e lasciamo i giovani senza futuro. Il legislatore deve lasciare certamente ai posteri un bel testo giuridico ma non può permettersi, per ottenere utopisticamente l’impossibile di relegare il Paese alla fame, perché di questo si tratta. Non c’è lavoro, non ci sono soldi e si spera che almeno la Caritas possa “tenere” e questo Paese deve permanere sfasciato per mantenere questo status parassitario istituzionale dove è protagonista solo l’antipolitica ed i suoi tristi derivati. Coloro che propongono il “NO” che dovrebbero meglio capire i bisogni del Paese sono i rappresentanti della Sinistra Dem che purtroppo, non riuscendo ad accettare la loro sconfitta interna e, mettendo da parte gli interessi del Paese, fanno campagna per il “NO”, per mandare a casa il loro Segretario politico. Sui siti social si ascoltano ancora quei “fuori, fuori” urlati dalla platea della Leopolda in modo veramente spontaneo contro gran parte degli appartenenti alla Sinistra Dem.  E sono veramente inconcludenti le argomentazioni portate dai vari Bersani, Speranza e D’Alema che da molto tempo, guarda caso, avevano già organizzato la campagna per il “NO”. Diciamocelo con chiarezza. Da tempo il nostro Paese non riesce a trovare un assetto politico capace di affrontare i principali problemi economici che lo affliggono. I Partiti italiani non sono mai riusciti a capire e far capire la necessità di riforme economiche radicali. Se le riforme volute da Renzi dovessero non andare a buon fine si riproporrebbe un nuovo esecutivo tecnico che finirebbe per essere, come in passato, soltanto una soluzione dilatoria ed il Paese ritornerebbe indietro con tutte le negative conseguenze del caso che è quello che poco avvedutamente cercano i fautori del “NO”. Si nota, infatti, per tale paura, che i capitali cominciano ad evitare i titoli di Stato italiani. L’avversione di gran parte dei Partiti alle misure economiche ed istituzionali adottate dal Governo politico, che avevano incontrato un chiaro consenso a livello internazionale, fa venir meno l’interesse di capitalisti esteri ad investire in Italia che avrebbe creato certamente ricchezza ed occupazione ed è forte il timore da parte di costoro che il 4 dicembre veda la vittoria del “NO”, che bloccherebbe la crescita ed il risveglio del nostro Paese a causa del ricrearsi della instabilità e di un ritorno al triste passato.

di Salvatore Randazzo