LA “BABELE” DEL PARTITO DEMOCRATICO

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Il PD, nelle sue continue mutazioni, ha perso di vista i bisogni concreti del Paese reale

Il PD, nel 2007 quando è venuto al mondo, si è “trovato” la politica del PCI e della sinistra DC e, per un certo periodo, ha mantenuto lo stesso sistema di gestione dei vecchi partiti italici. Successivamente ha registrato tre importanti cambiamenti: Quello di Bersani, stile PCI, superato dalla storia nazionale ed internazionale. Quello di “lungo respiro” di Veltroni e quello della “concretezza” di Renzi. Proprio quest’ultimo ha impresso al PD un indirizzo di democrazia liberale, riuscendo a farlo accettare in modo prevalente all’interno del PD. Renzi ha avviato una politica capace di realizzare nuove condizioni istituzionali, proprie di una democrazia che “decide”. Purtroppo questo nostro Paese che non ha mai voluto e non vuole che nulla cambi, anche se tali cambiamenti potrebbero riservare forti vantaggi, ha osteggiato il leader del PD all’interno ed all’esterno del Partito Democratico. La vittoria dei NO al referendum, le cui ricadute negative saranno l’alto prezzo che gli italiani pagheranno, è uno dei tanti esempi che dimostrano come l’attivismo degli scissionisti del PD e non solo, ha quale unico scopo quello di sconfiggere Renzi non rendendosi conto che tale loro comportamento farà male in particolar modo al Paese. Gran parte dei dirigenti che criticano ora Renzi sono gli stessi che hanno condiviso le attività del Governo Renzi, votando di volta in volta i diversi provvedimenti proposti dal leader del PD, nonché tutte le riforme di matrice renziana. Costoro ora, miseramente ed inspiegabilmente, prendono le distanze da ciò che da loro è stato fatto d’accordo con Renzi, tentando in tutti i modi di lasciare Matteo Renzi solo contro tutti. Ma nel PD, giorno dopo giorno, le lingue dei vari dirigenti non si vogliono più capire. Si ipotizza una seconda scissione proprio alla vigilia del voto regionale in Sicilia ed a pochi mesi di distanza dalle elezioni politiche. Se dovesse verificarsi una seconda scissione il PD potrebbe non più reggere. Si nota come la sindrome del complotto contro il Segretario, eletto peraltro a tale carica con oltre il 70% dei consensi, diventa sempre più corposa e cresce nei possibili nuovi scissionisti il bisogno strumentale di un’altra resa dei conti. Così come stanno le cose non pare chiaro se nel PD ci sia la volontà di voler ricucire o se si lavori per provocare una rottura totale. Certamente questi ultimi “corpo a corpo” promettono solo ulteriori strappi. Ai riottosi, è del tutto evidente e dunque diciamocelo, non piace Renzi perché costoro hanno intimamente capito di non essere all’altezza del leader toscano. Non hanno proposto mai niente di interessante per il Paese, mentre, in mille giorni di Governo, Renzi aveva dato una impronta determinante ch’era giusto preludio per cambiare in meglio il Paese. E’ vero in politica si discute anche animatamente se del caso, nel PD invece si litiga solo per litigare e dunque si distrugge anche quel poco di buono che si era fatto. Volendo esaminare il programma degli scissionisti si nota che lo stesso prevede come unica attività, sembrerà banale ma è così, quella di far fuori Renzi. Si programmano feste estive per trovare adepti pronti a distruggere Renzi. L’ex Sindaco di Milano comprendendo che i vari Bersani e D’Alema volevano usarlo ha rinunciato a qualsiasi tipo di candidatura perché ha percepito che i vecchi PCI volevano incastrarlo ed ha fatto presente che necessita oggi un forte rinnovamento generazionale che poi è quello che ha teorizzato Renzi e che non piace agli scissionisti, che invece cercano di prendere un tram di corsa per rientrare in parlamento. Insomma un programma per gli italiani gli scissionisti non lo hanno, perché anche non lo sanno impostare, ma la “poltrona” e ciò che ardentemente cercano.
Purtroppo situazioni del tipo sopra descritto sono proprie di altre forze politiche. I cittadini rimangono fortemente perplessi. Quello che alcuni politici affermano oggi, domani lo smentiscono, rilasciando dichiarazioni contrarie. Chi ieri dichiarava di volere uscire dall’Europa, oggi afferma, con la faccia tosta che i politici sovente hanno, di voler rimanere. Purtroppo questa nostra società ha voglia di cancellare il passato, non rendendosi conto che proprio tale passato si prenderà una rivincita affermando la propria esistenza mortificando questo disgraziato presente.
Questa nostra classe politica sembra però non accorgersi che tale inutile e becero politico litigare genera nei cittadini un forte risentimento che non fa che creare populismo. Tale rancore cresce perché la politica degli ultimi trenta anni ha fatto notevolmente aumentare la povertà, perché il ceto medio è sparito, perché manca il lavoro, perché il sistema sanitario funziona male, perché le tasse non diminuiscono ed ancora tanti altri negativi “perché”, mentre i politici populisti e non si arricchiscono alle spalle di “pantalone” regalandosi immeritati emolumenti e privilegi.
L’Italia oggi è a disposizione di chi se la vuole prendere, tanto da noi chiunque può fare ciò che vuole. Questa triste immagine che il Paese ha di se non interessa, guarda caso, alla classe politica e si ha la forte impressione che i pubblici poteri sono sul punto di perdere, senza accorgersene, il controllo del nostro territorio ed il perché è semplice. Chi si dovrebbe interessare della cosa pubblica impegna le proprie energie per aggiudicarsi il potere.

di Salvatore Randazzo