IL CLIMA DI FIDUCIA NELL’ECONOMIA, DA PARTE DELLE IMPRESE ITALIANE, CONTINUA A CRESCERE

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La ripresa italiana, per quanto significativa, non riesce però a trainare posti di lavoro ed inflazione

Il clima di fiducia da parte delle imprese continua a crescere raggiungendo ad agosto il record massimo del giugno 2007. Si è avvertito il miglioramento anche della fiducia dei consumatori. Il Governo ha sottolineato come tale miglioramento sia figlio della propria politica economica. Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi, ha affermato come tali risultati siano stati raggiunti anche grazie alla politica dei Millegiorni. In generale l’indice del clima di fiducia ha registrato ad agosto una crescita dal 105,6 a 110,8 punti. Per le imprese si è confermato l’andamento positivo della manifattura. Per Confcommercio i dati sono un segnale importante che sembra rafforzare la ripresa. Che ci sia stata una ripresa è innegabile ed è stata accolta con particolare piacere. Che bisogna leggere i dati della stessa con particolare attenzione è d’obbligo perché non giova a nessuno essere eccessivamente fiduciosi ed ottimisti. Sarebbe pericoloso convincersi e convincere di aver superato definitivamente la crisi. La ripresa c’è ma è congiunturale non strutturale, così come dovrebbe invece essere. Per favorire l’occupazione dei giovani agli stessi bisogna dare vero lavoro e non sussidi che alla lunga si rivelerebbero inefficaci. Dicevamo che la ripresa c’è ma la stessa però non partorisce posti di lavoro. Bisogna lavorare ancora per farla ulteriormente crescere perché sia foriera di concreta occupazione di cui il nostro Paese ha vero bisogno. I dati di cui disponiamo non sono di forte consistenza e dunque sufficienti per risolvere i problemi dell’occupazione. In 10 milioni non hanno un lavoro o ne hanno uno non sufficiente. Ora è il momento di cambiare strategia per passare agli investimenti pubblici veri (ferrovie, acquedotti, cose insomma che producono vera crescita), per sostenere quelli privati, per dare il via ad una politica che possa assicurare un futuro a tutti coloro che ne hanno urgente bisogno. C’è da porre una ulteriore attenzione. Il clima elettorale che respireremo a breve non dovrebbe, con la dazione di mance diverse, compromettere quanto di veramente buono è stato fatto fino ad ora. Sarebbe non augurabile che mentre da per tutto si respirano forti segni di ripresa, solo noi andiamo a perdere l’aereo rimanendo avvinghiati in inutili conflitti interni di bassa politica, danneggiando peraltro il nostro Paese. Questa delle prossime elezioni deve fare molto riflettere anche per quanto concerne una ripresa più vera. La politica italiana apre una lunga campagna elettorale che però, così come è avviata, lascia purtroppo anche pensare che magari le elezioni non serviranno a nulla ed i giochi si faranno dopo in Parlamento. Si ipotizza, infatti, che il voto popolare, sia che ci si avvalga del “rosatello” e/o del “mattarello” (che l’uno o l’altro per le “ricadute” sugli italiani lascia intendere ad un dantesco” bordello”) non consegni al Paese una vera maggioranza e tocchi agli inciuci trovare qualche soluzione, magari riportando l’Italia alle urne. Con la instabilità politica che ne deriverebbe da tali irresponsabili atteggiamenti il nostro Paese si giocherebbe quel briciolo di crescita che Renzi e solo Renzi, con la sua attività di Governo, ha saputo produrre. Ponendo prossimamente, con tale “strisciante variopinta instabilità”, l’Italia fuori dall’Europa, proprio in un momento in cui il Vecchio Continente è chiamato a superare definitivamente la crisi economica, a governare le migrazioni, fronteggiare il terrorismo islamico, costruire l’unità europea in un momento di ecclissi della leadership americana. Sarebbe dunque vergognoso se, per volgari beghe di politica interna nostrana, l’Italia rinunciasse ad ESSERCI.

Salvatore Randazzo