SI SPERA CHE NEL NOSTRO PAESE LA CRISI DEL “CORONAVIRUS” NON SI TRASFORMI IN CRISI DEL DEBITO

L’Europa, da parte sua, dovrebbe creare una rete di mutuo supporto più solida, a causa di una situazione drammatica che si sta evidenziando, dovuta al coronavirus.

E’ notorio che i virus lasciano con il loro passaggio sempre un brutto ricordo. Oltre alle perdite numerose di persone care, saltano le catene di produzione. Si formano debiti spaventosi. I Governi, e dunque anche il nostro Paese, dovranno ampliare i loro bilanci, fare più deficit per attutire e superare le crisi da virus. Se pensiamo che il livello dei debiti del mondo è già elevato diventerà astronomico quello che ne verrà con i danni che provocherà il coronavirus. E’ dunque presumibile che alla fine della crisi virale nel sistema finanziario globale gli squilibri si riveleranno significativi. Ha fatto bene il nostro Governo ad aumentare i fondi stanziati per far fronte agli effetti del Covid19 ed è stato un ottimo annuncio l’aver ribadito che nessuno dovrà perdere il lavoro a causa del virus e se qualcuno dovesse perderlo dovrà essergli garantito un reddito che lo sostenga. Bisogna evitare una riduzione dei consumi. Ma per ciò è necessario dare certezze alle famiglie garantendo appunto i loro redditi. L’intervento del Governo deve essere dunque incondizionato. E’ dunque necessario un intervento forte che riduca l’incertezza e quindi eviti la caduta dei consumi. E’ chiaro che il peso sul bilancio pubblico sarà elevato. Se non avessimo un costo così esorbitante del debito pubblico, che cattive politiche precedenti hanno contribuito a formare, oggi potremmo spendere molto di più ed i risparmiatori, cui chiediamo di finanziarci, non sarebbero preoccupati. Certamente non è proprio questo il momento per l’Unione Europea di porre vincoli. Anzi dovrà sostenerci in tutti i modi possibili, tranquillizzando i mercati, dimostrando che l’Italia non è abbandonata a sé stessa. L’Europa non può sopravvivere senza una rete di mutuo supporto più solida di quella che abbiamo in un caso come questo in cui tutti gli Europei sono colpiti da una calamità esterna e non prevedibile. Necessita una trattativa politica tra Paesi, da cui deve emergere il volere condiviso di costruire nuovi strumenti per combattere una crisi, da cui sarà più facile uscirne con uno sforzo comune. Oggi i Paesi hanno bisogno di impiegare risorse per l’emergenza e per ricostruire nel prossimo futuro, potendo usufruire di condizioni di finanziamento garantite dall’insieme dei Paesi, lavorando perché la BCE sia affiancata da uno strumento di bilancio comunitario che garantisca tale obbiettivo. I diversi Paesi dell’Unione devono prendere atto, volenti o nolenti, che la debolezza del Vecchio Continente dipende dal fatto che è una costruzione ancora incompleta e lo shock borsistico recente lo ha dimostrato. E’, dunque, necessario che l’Europa si riconosca una ed indivisibile e che i rappresentanti ed i cittadini dei singoli stati appartenenti si sentono veramente e concretamente europei. Non a caso il Capo dello Stato, nel richiamare recentemente il nostro popolo all’Unità nazionale, si è rivolto con determinazione all’Europa invitando i suoi rappresentanti a non perdere tempo al fine di svolgere una giusta politica di sostegno per i Paesi che ne hanno bisogno per aiutarli concretamente a risolvere i gravi problemi che il virus ha causato. Proprio molto recentemente la BCE, dopo una infelice e dannosa battuta della sua nuova Presidente, è scesa in campo con tutta la sua potenza. Tale slancio è stato vanificato, almeno per il momento, dai Governi dell’Europa che non sono riusciti a trovare una risposta all’altezza della situazione, mostrandosi peraltro divisi e mediocri. Accantonando miseramente le regole sui deficit e sui debiti degli Stati. A tale inumana presa di posizione sostenuta da Germania, Olanda, Austria, Finlandia e Paesi Baltici si sono giustamente opposti: Conte, Sanchez. Macron, ribadendo che il futuro dell’Unione dipende da ciò che i rappresentanti dell’Unione sapranno decidere. Di fronte, pertanto, alla dura e responsabile presa di posizione dei rappresentanti di Italia, Spagna, Grecia, Belgio e Francia si è deciso che tra due settimane i ministri finanziari dell’Euro dovranno presentare proposte concrete utili mentre la Commissione e la BCE lavoreranno ad un piano per il dopo-crisi. L’Italia, si può sostenere, è in guerra e per rialzarsi ha bisogno di aiuto per le imprese, lavoratori, famiglie. Ma oltre all’aiuto dall’Europa ha bisogno di sapersi aiutare sapendo governare. Sapendo innovarsi, ammodernando la Costituzione, stabilendo che tra Stato e Regioni, in condizioni difficili, la priorità è lo Stato, sapendo liberarsi da una burocrazia che la uccide, sapendo mettere da parte gli arruffapopolo di turno che giocano, tra le tante cose, allo sfruttamento politico della divisione Sud/Nord, che antepongono agli interessi del Paese i propri. Bisognerebbe già, per la ripartenza, istituire una competente cabina di regia e per il “recente dopo”, dotare il Paese di personalità competenti e credibili in grado di degnamente rappresentarlo.

di Salvatore Randazzo