LA DISLESSIA

DiEditore

Mar 19, 2012

LA DISLESSIA E’ UNA REALTA’ CHE GENITORI ED INSEGNANTI HANNO L’ OBBLIGO DI CONOSCERE A FONDO
I DISLESSICI SONO NOSTRI FIGLI E NOSTRI ALUNNI

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A cura di Salvatore Randazzo

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La dislessia è un termine coniato da Rudolf Berlin di Stoccarda nel 1887 per descrivere l’incapacità di leggere. Successivamente se ne occupò Pringle Morgan nel 1896. Fino a qualche tempo fa il fenomeno non era conosciuto in Italia. L’Associazione Italiana Dislessia è nata nel 1997. Il nostro Ministero della Pubblica Istruzione soltanto nel 2005 ha avviato un primo programma d’informazione presso gli insegnanti. In Italia la percentuale dei bambini dislessici varia dal 3 al 5% del totale. In una classe di 25 bambini è probabile che si manifesti il disturbo su 1 o 2 individui. Nei paesi di lingua anglosassone la percentuale dei bambini dislessici è del 17%. Sembra che il disturbo sia più frequente nei maschi che nelle femmine. Nei Paesi del 3° e 4° mondo la dislessia è sconosciuta. Ma cosa è la Dislessia? Vediamo: Tempo fa genitori ed insegnanti che si trovavano alle prese con figli e/o alunni che leggevano e scrivevano male, che non ricordavano le tabelline, che invertivano le lettere, confondevano la b con la p, che non si accorgevano delle doppie, che si distraevano molto facilmente non mantenendo a lungo l’attenzione, che disturbavano i compagni pur essendo richiamati al riguardo, proprio quei tal figli erano definiti da genitori ed insegnanti: Svogliati, pigri. Si diceva che non erano adatti ad andare a scuola. Oggi si sa che alcuni di quei bambini potrebbero essere DISLESSICI. Oggi si sa che con quei tali bambini genitori ed insegnanti dovrebbero comportarsi in altra maniera. E’ ormai accertato scientificamente che proprio i bambini dislessici, che si accorgono di non essere compresi da genitori ed insegnanti, ritenendosi scambiati per pigri e stupidi, perdono la propria autostima e cadono in forme di depressione, ansia o crisi di identità e molto spesso rigettano il mondo della propria famiglia e/o della scuola, rinunciando così  a molte possibilità che la loro intelligenza del tutto normale, invece, consentirebbe. Riteniamo ora sia giusto il momento per dire cosa gli studiosi intendono per dislessia. Secondo l’International Dyslexia Association la “dislessia” è una disabilità dell’apprendimento di origine neurologica. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica la dislessia e gli altri disturbi specifici di apprendimento come disabilità per cui non è possibile apprendere la lettura, la scrittura o il calcolo aritmetico nei normali tempi e con i normali metodi di apprendimento. Se il bambino dislessico è sottoposto ad un metodo di apprendimento usuale egli riuscirà solo con grande dispendio di energie e concentrazione ad ottenere risultati che per i suoi compagni e per il suo insegnante sono quasi banali. La scuola da poco tempo a questa parte pone a disposizione dei dislessici, con i pochi soldi che il Ministero mette a disposizione, strumenti: computer, calcolatrici ecc., ecc., e offre corsi per il loro utilizzo. E’ questo un forte passo avanti. Rimane importante e cruciale il rapporto genitori-figli nella vita in famiglia e quello altrettanto portante di insegnanti/alunni nella fase dell’insegnamento. Sono passaggi rilevanti del figlio bambino/ragazzo e/o alunno per il futuro del dislessico, per evitare loro, come prima dicevamo, quel senso di frustrazione che non si cancella più. La “riabilitazione”, infatti, deve essere incentrata sulla motivazione, occorre muoversi con equilibrio per far si che i dislessici continuano ad affrontare i loro problemi senza arrivare al classico rifiuto di tutto ciò che gli si propone. Il progetto formativo prima che didattico deve essere di aiuto, vanno privilegiati gl’insegnamenti a scapito anche della forma. Purtroppo tale attenzione non sempre è presente e la percentuale di bocciati che presentano dislessia è elevatissima rispetto alla media generale; infatti, gran parte dei dislessici, hanno avuto una carriera scolastica costellata d’insuccessi, con abbandoni precoci e con conseguenze sociali a volte pesanti. Stella, noto esperto in materia, ha dichiarato che la dislessia non è una malattia. Si propende per una ipotesi di base biologica del disturbo. Oggi prevale l’orientamento che si nasce, si vive e si muore dislessici anche se con una grande variabilità individuale nell’evoluzione del disturbo; per alcuni lo stesso compare in casi di fortissimo affaticamento. E’ importante che nella scuola abbia luogo un adattamento concreto delle tecniche di insegnamento all’alunno che presenti dislessia, adattamento che può, tenuto conto di quanto sopra scritto, essere effettuato per tutta la classe, in quanto è riconosciuto che per i dislessici non è da utilizzare una didattica diversa, ma la didattica che tenga conto dei tempi e delle modalità di ogni scolaro. E’ evidente che la dislessia è stata conosciuta in ritardo. Forse oggi Paese, famiglie e scuola dovrebbero guadagnare il tempo perduto. E’ un dovere di noi tutti verso i dislessici che fanno parte dell’Umanità di cui siamo tutti parte.

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