Dalle parole della Favola alla Realtà della Nostra Vita
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A cura di Beatrice Ventacoli
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Nel numero di Novembre abbiamo proposto una favola apparentemente semplice con la finalità di incominciare a riflettere sul valore di quell’avvicinarsi ad un sapere che non si raggiunge mai ( filosofia), ma che proprio per questo suo eterno movimento è in grado di cambiare davvero il nostro sguardo sulla realtà che ci circonda e quindi il nostro modo di vivere. Una favola inventata che però rispecchia perfettamente ciò che è la vita, l’esperienza soggettiva che una persona vive nel suo esistere. Una favola fatta di parole, come molte volte la vita si presenta: piena di tante, forse troppe parole; ma le parole devono diventare fatti, sono simboli che aspettano di trovare un collegamento con la realtà, un aggrapparsi ad un significato, altrimenti restano solo un soffio d’aria. Alcune parole nascono facili, altre difficili. Questo è il triste destino delle parole: non poter scegliere il loro significato, né il modo in cui andranno scritte. Conosciamo tante parole, ogni giorno ne impariamo di nuove, a volte non facciamo nemmeno più caso alle parole che usiamo. Eppure esse sono importanti: ci aiutano a comunicare per tentare di comprendere gli altri, sono indispensabili per esprimere i nostri pensieri, far valere i nostri diritti, costruiscono un po’ quel mondo che viviamo, sicuramente influenzano il modo di vivere. Ecco, in questo nostro angolino, utilizzando semplici parole, cercheremo di compiere un viaggio attraverso l’uomo e la sua vita, la storia del pensiero e di quell’agire umano che ci rende così speciali, mettendo in luce le concrete possibilità di quel percorso di crescita che ci rende migliori e ci permette di vivere con maggior consapevolezza le gioie e i dolori che la vita ci offre. Non dobbiamo correre in questo nostro percorso, perché rischiamo di perdere il piacere dell’assaporare pian piano il gusto di una ritrovata calma, un tentativo di riprendere in mano il nostro tempo, il nostro pensiero. Ecco perché questa rubrica non sarà presente in tutte le uscite, così facendo si darà la possibilità alle persone di avvicinarsi lentamente e serenamente a scoprire tutte le diverse sfumature della parola “filosofia” attorno alla quale la vita assume un sapore del tutto particolare. Nella favola le parole diventate personaggi erano il mago, i topi, il libro incatenato che piangendo cancella tutta le parole, la topina che si accorge di questo, la bambina che inconsapevolmente salva il libro, il libro che diventa un diario e realizza davvero il suo senso.
Ma addentriamoci più in profondità tra le righe: quanti maghi troviamo ogni giorno nella nostra vita; sono coloro che, essendo convinti di essere in dovere di indicare ciò che è giusto per noi, in base al senso comune e alla tradizione, tendono a toglierci la libertà; nulla deve essere messo in discussione, nulla dev’essere cambiato, tutto deve rimanere così com’è, perché questo significa poterne avere il controllo. Poi c’è il libro: tutti noi siamo libri, ognuno con le sue proprie peculiarità; conteniamo tante cose: emozioni, esperienze, conoscenze, speranze e una natura da realizzare; l’importante è “divenire ciò che si è, imparando a conoscere se stessi”. Un libro di matematica non potrà mai diventare un libro di italiano: certo si potrà sforzare, apprendere tecniche efficaci in grado di permettere il raggiungimento degli obiettivi, potrà simulare la passione e la volontà, un senso di quel che fa, ma alla fine presto o tardi comprenderà che quella non è la sua natura. Sentirà un bisogno sfrenato di lottare per essere ciò che davvero vuole essere, che si sente dentro, in nome di quella vocina che troppe volte mettiamo a zittire. E così sopravviviamo e rinunciamo a vivere. Ma il nostro libro ad un certo punto comprende che in uno stanzino buio non può essere felice, l’aver rinunciato al contatto umano lo opprime come il non poter scaldarsi al sole e quindi chiede aiuto agli altri, ai topi. Beh, inutile dire che di topi siamo davvero circondati; noi stessi lo siamo quando qualcuno ci chiede un consiglio e noi lo aiutiamo solo per poi sentirci dire “bravi”, o ancora peggio consapevoli del debito che l’altro contrae nei nostri confronti; non ci preoccupiamo realmente di come l’altro stia, di quale possa essere per lui la soluzione migliore, come poterlo aiutare difendendolo, non facendolo incorrere in pericoli senza senso e che non porterebbero a nulla. La topina invece si preoccupa, va ad interessarsi realmente in merito a quello che sta succedendo e sente il dolore dell’altro; ma è piccolina, non riesce a fare molto, non porta i suoi pensieri a concretizzarsi nell’agire. Nella seconda parte della storia il mago non riuscendo a dare un senso a quello che vede e valutandone freddamente il risultato decide di gettar via quel libro, la cui funzione, con la perdita delle parole vien meno. Chi vedrà e comprenderà, offrendo nuova speranza e luce alla vita del libro, è la bambina che con il suo entusiasmo e la sua creatività non si ferma all’apparenza delle cose, ma guarda in profondità e condivide questa gioia del “costruire” con tutti gli altri. Tutti noi possiamo essere bambini che inconsapevolmente riescono a salvare vite, ad essere strumenti di positività, di sostegno, di supporto, di comprensione; basta solo volerlo. E la filosofia è qui proprio per questo, per aiutarci a rendere la vita più bella La vita che vogliamo vivere possiamo crearcela, mattone su mattone, fatto di nostre speranze, paure, modi di essere; l’importante è impegnarsi seriamente nel costruire il proprio stare nel mondo sostenuti fermamente dalla profonda leggerezza che la vita ogni giorno ci dà.

