Massimo D’Avolio, Sindaco di Rozzano, candidato in Regione
«La scelta di Umberto Ambrosoli come candidato presidente è stata quantomai azzeccata. Sono convinto che Umberto Ambrosoli rappresenti quella parte della buona e disinteressata politica di cui, oggi più che mai ed in modo particolare in Regione Lombardia, si ha un disperato bisogno»
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Sindaco Massimo D’Avolio, Lei si candida alle elezioni Regionali. Da cosa nasce questa scelta? «Ho deciso di candidarmi, ma questo credo già si sapesse. Ritengo che la Regione Lombardia necessiti di un vero rinnovamento. Da questo punto di vista, me lo si lasci dire, la scelta di Umberto Ambrosoli come candidato presidente è stata quantomai azzeccata». Perché? «Prima di tutto per il modo con il quale si sono svolte le primarie che hanno portato alla sua scelta. A Rozzano sono venute a votare quasi 1000 persone. Tantissime. Questo mi rende felice perché vuol dire che c’è una politica che è ancora capace di attirare la gente. In secondo luogo, sono convinto che Umberto Ambrosoli rappresenti quella parte della buona e disinteressata politica di cui, oggi più che mai ed in modo particolare in Regione Lombardia, si ha un disperato bisogno».

Lei è Sindaco di Rozzano. Non pensa che dovrebbe rimanere nella sua Città a svolgere il suo compito? «Questa è una domanda che mi fanno spesso e a cui è difficile dare una risposta. Sono stati anni intensi, per me. Anni che mi hanno portato a gioire tante volte, per le tante soddisfazioni che ho ricevuto. In altri frangenti, invece, ho avuto dispiaceri e dolori, anche personali. Ecco, in questi momenti ho capito che il territorio e la gente che lo abita sono capaci di esprimere una grande vicinanza, anche umana, a una famiglia che soffre. In conclusione, mi sono sempre impegnato in prima linea per il Sud Milano. Ricordo le battaglie contro la costruzione dell’inceneritore di Opera o l’impegno costante per la salvaguardia del Parco Agricolo Sud Milano durante il mio incarico da Presidente dei Sindaci». E quindi? «E quindi dico che per Rozzano e, più in generale, per il Sud Milano, forse, è più opportuno che io continui a dare il mio contributo, ma da una diversa postazione. Sono rozzanese e resto tale. Quando, se i cittadini vorranno eleggermi, sarò in Regione, continuerò ad occuparmi del mio territorio, cercando di sostenere la voglia di svilupparsi del sud Milano. Lo dico sinceramente: mi dispiace lasciare il Comune di Rozzano. Essere Sindaco è un onore. Ma ad un certo punto bisogna capire che cosa è meglio per i propri concittadini e per il territorio. In questo momento, cercare di entrare in Consiglio Regionale credo sia la cosa migliore. Per tutti».

Come sta conducendo la sua campagna elettorale? «La stiamo conducendo sobriamente ed in maniera assolutamente trasparente. E’ un periodo di crisi molto pesante, la gente non arriva a fine mese, il tema del lavoro è quello fondamentale. Tutta la mia campagna elettorale si baserà su questi tre principi. Il primo è la difesa del lavoro, il bisogno di attuare politiche che tengano conto della difficile fase che stiamo passando. Il secondo principio è invece l’appoggio agli amministratori. Non abbiamo più bisogno – ammesso che l’abbiamo mai avuto – di una politica politicante, slegata dai bisogni dei cittadini. Abbiamo necessità di gente che sappia amministrare, non che alzi solo la mano per motivi di lobby. La terza tematica è quella della casa. E’ un bisogno primario, che deve essere tutelato ad ogni costo». Ultimamente se n’è parlato molto. Parliamo del tema dei privilegi della politica. «Di certo, un’altra ottima ragione per mantenersi sobri e moderati. Abbiamo visto di tutto: gente che si comprava gratta e vinci e si pagava cene luculliane con i soldi pubblici. C’è bisogno di una grande discontinuità da questo punto di vista. Il centrodestra ha distrutto una Regione, ha distrutto la credibilità di un ente. Dobbiamo recuperarla, questa credibilità. Dobbiamo far capire alla gente che fare politica vuol dire stare vicini ai propri cittadini. Fare politica vuol dire rimanere sindaci nell’animo, pronti a girare i mercati, ad ascoltare le domande e a cercare di dare le risposte». Sarebbe corretto, a questo punto, dire: “addio sindaco, e buona fortuna”. «No, nessun addio. Accetto gli auguri, ma non l’addio. Io resto qui, non me ne vado. Semplicemente continuo a combattere per il territorio, il mio territorio, da un’altra postazione. Spero – con molta umiltà – che i cittadini me lo permetteranno».
