CASSAZIONE: È REATO “STRESSARE” IL DEBITORE CHE NON PAGA

Guida alle azioni legali di recupero del credito

Accade, purtroppo, di frequente che il debitore non paghi spontaneamente il proprio debito, procurando al creditore, oltre che notevoli danni dal punto di vista economico, anche un profondo senso di impotenza e di frustrazione. Spesso, peraltro, quando tutti i tentativi bonari per il recupero del credito non hanno sortito alcun effetto, il creditore – nella speranza di ottenere una qualche soddisfazione – decide di passare alle “maniere forti”, rischiando, tuttavia, di accrescere le conseguenze dannose derivanti dall’inadempimento. È oramai pacifico, infatti, che le insistite e pressanti iniziative poste in essere dal creditore stesso o dalle agenzie all’uopo incaricate per il recupero dei crediti costituiscano un illecito penale. Lo ha confermato la Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 29292/2019 con cui ha inflitto una condanna per “molestia e disturbo alle persone” al soggetto che, con decine e decine di mail e con petulanti telefonate a tutte le ore del giorno e della notte, ha di fatto turbato la serenità del debitore, anteponendo il profitto al rispetto delle persone. Il mio consiglio è, dunque, quello di preferire le azioni legali, rivolgendosi ad un professionista del diritto che agisca nel rispetto della normativa civile e penale in vigore. Ma vediamo quali sono gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento giuridico per ottenere il pagamento di una somma dovuta. Normalmente ogni azione di tipo giudiziario è preceduta dalla cosiddetta costituzione in mora” del debitore, che si sostanzia in un invito al pagamento fatto per iscritto, dal quale la legge fa scaturire determinati effetti: Decorso inutilmente il termine concesso per l’adempimento, infatti, sarà possibile rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per ottenere il titolo esecutivo e procedere con un’esecuzione forzata.

Si tenga conto, inoltre, che in virtù dell’entrata in vigore della Legge n. 162 del 2014, chiunque voglia proporre in giudizio una domanda per ottenere il pagamento di somme di denaro fino a 50.000 euro, dovrà preliminarmente attivare la procedura di “negoziazione assistita”, mediante la quale le parti, assistite ciascuna dal proprio avvocato, tentano di risolvere bonariamente la controversia. Nel caso in cui anche all’esito della fase di negoziazione nessuna soluzione conciliativa sia stata individuata, il creditore potrà agire in giudizio per ottenere la condanna del debitore al pagamento: In caso di somme inferiori a 5.000 euro la domanda andrà proposta al Giudice di Pace, mentre in tutti gli altri casi l’istanza andrà presentata al Tribunale. I procedimenti azionabili sono di due tipi: Un giudizio ordinario, in cui in primis andrà accertata l’esistenza del credito e, solo in un secondo momento, il Giudice emetterà la condanna del debitore all’adempimento, e un procedimento cosiddetto “sommario”, ammissibile solo nel caso in cui il credito sia “certo”, “liquido” ed “esigibile”, che consente di ottenere direttamente un titolo esecutivo, rimandandone l’eventuale opposizione a una fase successiva.

In ogni caso, una volta ottenuta la condanna giudiziale del debitore, si potrà dare corso alla procedura di esecuzione forzata, mediante la notifica di un precetto con intimazione al pagamento entro il termine massimo di dieci giorni, e – in caso di persistente inadempimento – con la notifica dell’atto di pignoramento vero e proprio. A questo punto cliente e avvocato dovranno concretamente individuare i beni a disposizione del debitore, in quanto, a seconda del tipo di bene che si intende aggredire, sono previste procedure diverse: Il pignoramento mobiliare, che riguarda arredi, strumenti, automobili e in generale beni mobili di valore, come ad esempio gioielli, quadri, televisioni, computer, scrivanie; il pignoramento presso terzi, avente ad oggetto lo stipendio, la pensione, il conto corrente o i canoni di affitto percepiti dal debitore e il pignoramento immobiliare, riferito appunto agli immobili o ai terreni, o a singole quote di essi. A tal proposito i rintracci patrimoniali eseguiti da apposite agenzie investigative che collaborano con gli studi legali possono essere di fondamentale importanza per il buon esito dell’esecuzione forzata e il definitivo soddisfacimento del creditore.

Avv. Sara Bertolai