È possibile chiedere la restituzione delle somme versate durante la convivenza?

Come noto, anche le coppie di fatto hanno ottenuto una regolamentazione legale tramite i contratti di convivenza introdotti nel nostro ordinamento dalla Legge Cirinnà. I partners che decidono di vivere insieme pur in assenza di un legame di coniugio possono, infatti, scegliere di regolare ogni aspetto legale della loro vita in comune mediante un apposito patto scritto, realizzato da un avvocato o un notaio, oppure di non formalizzare alcun tipo di accordo. Una delle questioni giuridiche maggiormente dibattute nell’ambito della convivenza “more uxorio”, riguarda la gestione dei rapporti patrimoniali tra i due conviventi e in particolare il problema delle erogazioni di denaro avvenute durante la convivenza. Come spesso accade, infatti, quando si convive ognuno dei partner partecipa alle spese e ai bisogni della coppia secondo le proprie possibilità economiche, senza divisioni aritmetiche. Ma, se in costanza di convivenza è assai improbabile che uno dei due pretenda dall’altro la restituzione di eventuali esborsi superiori alla media (si pensi alle spese sostenute per lavori di ristrutturazione, acquisto di arredi o di un’automobile condivisa), in caso di separazione, si può pretendere il rimborso delle somme versate durante la convivenza? Vi è da dire, innanzitutto, che la nostra Costituzione riconosce per tutte le persone sposate un dovere di solidarietà familiare, secondo cui ciascuno ha l’obbligo di partecipare, proporzionalmente alle proprie possibilità economiche, alle esigenze della coppia e degli eventuali figli. Per i prestiti tra coniugi, ove si tratti di somme utilizzate per la vita familiare, inquadrate nei doveri morali e di assistenza reciproci che l’art. 143 c.c. impone al rapporto di coniugio, non è, quindi, applicabile la regola della restituzione. Questa norma è stata poi estesa – in via interpretativa – anche alle coppie di conviventi, in quanto equiparate alle prime. Deve ritenersi, infatti, che dal punto di vista etico e morale, anche i conviventi more uxorio siano tenuti a darsi reciproca assistenza e a contribuire, secondo le rispettive possibilità, alle spese del ménage familiare. La sussistenza di tale vincolo dal punto di vista giuridico ha l’effetto di rendere irripetibili gli esborsi effettuati da uno dei conviventi per sopperire alle necessità dell’altro o per provvedere alle esigenze di vita quotidiana della coppia, integrando l’adempimento di un’obbligazione naturale ex art. 2034 c.c.. In ogni caso, tuttavia, resta ferma la possibilità di dimostrare il contrario, ossia che si sia trattato di un prestito; a tal fine però colui che chiede il rimborso ha l’onere della prova dell’esistenza di un accordo rivolto alla restituzione del denaro. E’ possibile, invece, configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente more uxorionei confronti dell’altro in presenza di prestazioni esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza. Secondo il prevalente orientamento della giurisprudenza, infatti, si va oltre il dovere morale di solidarietà quando la somma spesa da uno dei conviventi è sproporzionata rispetto alle “condizioni sociali e patrimoniali di componenti della famiglia di fatto”. L’indagine sul reale carattere della prestazione e sulla proporzionalità della stessa si risolve in un accertamento di fatto, riservato al giudice del merito, che dovrà valutare sulla base degli elementi probatori forniti. 

Avv. Sara Bertolai