La Giunta comunale ha deciso di far demolire e rimuovere l’opera mai finita (i lavori iniziarono nel 1991e furono interrotti nel 1992). L’intervento principale sarà a carico delle società che stanno realizzando il Piano di urbanizzazione tra le via Maroncelli, Signorelli e Fucini

Un passo concreto verso la demolizione della struttura mai finita e ormai non più recuperabile in via Morona, il centro sportivo con piscina e palestra iniziato nel 1991 con lavori interrotti l’anno successivo e mai più ripresi.

Come stabilito dalla Giunta Comunale, l’intervento principale sarà effettuato a scomputo degli oneri di urbanizzazione dalle società che stanno realizzando il nuovo Piano urbanistico tra le vie Maroncelli, Signorelli e Fucini.

La convenzione con il Comune prevedeva, tra le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, alcuni interventi non più necessari e quindi l’Amministrazione Bottero ha colto l’opportunità per rimuovere la struttura in stato di degrado. «Dopo 30 anni – dichiara il sindaco Fabio Bottero – finalmente mettiamo una parola fine a un vero e proprio scempio, un’opera iniziata e subito interrotta lasciando che l’area diventasse col tempo luogo di degrado e preda di atti di vandalismo. Per capire come agire sull’immobile e se poterlo utilizzare, la nostra Amministrazione nel 2018 ha affidato a un tecnico specializzato l’incarico di eseguire una perizia (“verifica dimensione e stato di consistenza delle strutture”): La struttura è risultata non recuperabile. Diamo mandato di abbatterla in modo da poter finalmente riqualificare l’area». Il centro polifunzionale mai completato: Le opere relative all’edificio vengono iniziate nel 1991, con una previsione di spesa di 2 miliardi di lire. Sono state interrotte nel mese di luglio 1992 e poi sospese definitivamente e immotivatamente nel settembre dello stesso anno, tre mesi prima della scadenza del contratto stipulato dal Comune e l’impresa che si era aggiudicata l’appalto. Da allora si sono susseguiti incarichi per collaudi in corso d’opera, perizie, ricerca di soggetti per completare l’opera e ancora, nuovi progetti preliminari (l’ultimo risale al 2008). Intanto quel cantiere restava abbandonato con il progressivo degrado dell’opera. Gli agenti atmosferici oltre a una serie di atti vandalici hanno prodotto un progressivo deterioramento del complesso.

Appena insediata nel 2014 l’Amministrazione Bottero comincia ad occuparsi del complesso con sopralluoghi di tecnici strutturisti che rilevano il deterioramento dei cementi armati. Decide poi di indire una manifestazione di interesse per la riqualificazione della struttura e una successiva perizia rileva la necessità di abbattimento. La perizia tecnica: opera non recuperabile. Il progetto originario prevedeva la realizzazione di una palestra, una piscina all’aperto e dei relativi impianti tecnologici, con scelte rese obsolete dall’evoluzione dell’impiantistica sportiva, con criticità relative alla sicurezza per soluzioni non conformi alla normativa vigente e alle norme CONI, oltre alla mancanza di spazi idonei soprattutto per la pallacanestro (spogliatoi insufficienti, fascia di rispetto dietro i canestri insufficiente).

Risulta completamente inutilizzabile (e pericolosa) la zona esterna destinata originariamente a vasche estive e i relativi locali tecnici. La zona interna è stata oggetto di atti di vandalismo, numerosi tavolati sono stati demoliti, la copertura è deteriorata e divelta dal vento in alcuni punti.

Secondo la verifica tecnica, quindi, «il progetto originale non è più conforme alla normativa vigente»; «la piscina non è più recuperabile sia dimensionalmente che per il grado di deterioramento delle strutture»; «per ottenere un impianto omologabile per il gioco della pallacanestro sarebbe necessario demolire ampie porzioni della struttura già realizzata ottenendo comunque un impianto di concezione superata rispetto attualmente previsto negli impianti di ultima generazione. L’obiettivo, come da nostro programma, è quello di realizzare un nuovo palazzetto per lo sport e per tutte le attività compatibili, utili alla collettività».

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