Libera nos Domine
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di Salvatore Randazzo
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Appropriandoci, solo in parte, di una frase di manzoniana memoria, ci verrebbe da chiederci: “chi era costui”, chi è, chi sarà, perché vive così, perché si comporta così? Ci vengono in aiuto le definizioni rilasciate da alcuni vocabolari. Il De Mauro recita: “Saccente è chi presume di sapere ma in realtà non sa. Che ostenta quel suo poco sapere in modo presuntuoso”. Il Sabatini Coletti: “il saccente è colui che ostenta una sapienza superiore a quella realmente posseduta”. Il Grande Dizionario Hoepli: “è saccente colui che ostenta una sapienza superiore a quella posseduta”. Il Palazzi: “chi presume di sapere molto, saputello”. Anche se ci pare evidente che i diversi testi rilasciano la stessa definizione, riteniamo utile fare un raffronto per meglio comprendere la natura del saccente. Costui, infatti, usa dare sempre consigli senza richiesta da parte di chiunque, non ha mai dubbi, critica senza conoscere bene la situazione, ostenta le sue opinioni, non possiede l’umiltà dell’ascolto, non sa cambiare idea (Moliere soleva affermare che chi non sa cambiare idea al momento giusto è da ritenersi un cretino), è solitamente uno “sputa sentenze”. Ecco se confrontiamo il saccente con il sapiente notiamo come quest’ultimo sappia ascoltare, chiedere, comprendere e solo su richiesta offra i propri consigli. Il sapiente dunque appartiene ad una categoria di persone molto preziosa che purtroppo scarseggia, mentre disgraziatamente c’è abbondanza di saccenti. Il sapiente arricchisce la cultura del suo prossimo, mentre il saccente impoverisce la mente di chi lo ascolta, cancellandone la relativa sapienza. Dicevamo che c’è abbondanza di saccenti, forse un po’ di tale saccenteria annida in ognuno di noi, ma certamente si può convivere con una saccenteria fisiologica, mentre è difficile confrontarsi e convivere con quella patologica. Poi c’è da dire che l’uomo della strada in generale è costretto a subirla, mentre l’uomo di potere propinandola a “piena bocca”, distrugge la sua controparte che nel caso in specie è il cittadino, il cliente, l’assistito. Recentemente sono state formulate semplici domande di cultura generale (alcune riguardavano la semplice conoscenza della nostra Costituzione) ad alcuni rappresentanti del nostro Parlamento e tali alte personalità hanno risposto, con ragionevole stupore di noi ascoltatori, con quasi totale scena muta. Bene noi sovente spesso vediamo tali alte personalità partecipare ai talk show serali televisivi, ove non fanno scena muta ma disquisiscono più o meno del niente di serio, in gran parte urlano dei loro o degli altrui scandali e mai delle leggi che riguarderebbero la totalità dei cittadini.
Ecco a simili teatrini televisivi spesso partecipano alcuni politici regionali, provinciali e comunali, con esibizioni che riguardano più o meno il “niente” ed anche qui fanno un gran vociare spesso senza costrutto. Non parliamo della gran parte dei responsabili dei partiti a livello nazionale, regionale e locale che intendono fare quella politica che spesso non conoscono, che spesso non posseggono tecniche organizzative di gestione e selezione delle loro risorse umane. Che non ascoltano la loro base che spesso sa molto più di loro, che amano sputare inutili e vuote sentenze o non si sanno assumere le loro responsabilità, non trascurando come il loro parlare spesso si traduca in solo fiato che spesso offende il nostro tanto amato Arno. Non è lontano il tempo in cui, con molta oculatezza e certamente con dispiacere, il Capo dell’attuale Governo, a ragione, ha detto: la “colpa è del Partito” (e noi ci permettiamo di aggiungere: ”e non solo”) e non avrebbe sbagliato se avesse detto: “dei partiti”, perché purtroppo in Italia tutti i Partiti, chi per un verso, chi per l’altro, non sanno produrre politica per la gente. Da tali personaggi, spesso saccenti, possiamo aspettarci poco e qualche volta il peggio, perché magari deliberano senza la necessaria conoscenza. Per constare i loro scarsi risultati basta analizzare le condizioni in cui versa il nostro Paese, le regioni, le provincie ed i comuni. Ed una cosa è certa e proprio loro dovrebbero capirlo, se stiamo male come Paese, ad ogni livello, non è certo colpa dei cittadini che pagano tante tasse inutilmente. Tanti di questi “sapienti” personaggi diciamo che sono saccenti e, per la loro parte, responsabili dei nostri mali. Non è però corretto sostenere che i saccenti siano esclusivamente politici. L’incontriamo nella dirigenza pubblica, nel realizzare non sempre con la dovuta competenza le circolari ministeriali che ricevono, nel dare corso al sapere. Lo si può dire con certezza assoluta. La nostra scuola fino al 1960 ha prodotto formazione e cultura di buon livello mondiale. Il nostro Paese si è servito di quelle leve per creare il nostro miracolo economico, ma anche all’estero quelle nostre menti hanno lasciato una riconosciuta importante impronta. Non dimentichiamo che le aziende dal ‘70 in poi assumevano molto prevalentemente laureati provenienti dalle Università di Milano, Torino, Venezia, Bologna e la Normale, il resto della scuola italiana, come scriveva provocatoriamente Pasolini, era da chiudere. Invece quella scuola che seminava sapere prima del ‘60, ha partorito il meglio della nostra cultura e per citare un esempio, tra i tanti altri, anche i nostri padri costituenti, questa scuola invece pare voglia garantire solo posti di lavoro (e questo è giusto ma non può e deve essere solo questo) dimenticando che l’obiettivo primario è la formazione dei nostri uomini del domani che dovranno competere con tutto il mondo. Ricordo che in un Convegno internazionale, un Professore di Diritto Romano di unaUniversità Sud-Americana ebbe a dirmi, qualche anno fa: “Il vostro è un Paese di antica cultura”, come dargli torto. E come non renderci conto sui tanti danni che in tale comparto hanno fatto proprio i saccenti. Ma certamente dobbiamo ammettere che lo scibile, a differenza del passato, è diventato più grande. Tempo fa un avvocato difendeva il cliente penalmente e civilmente, oggi necessariamente le specializzazioni si sono rese indispensabili per cui c’è il penalista, il civilista, ma anche l’esperto in diritto industriale, in diritto internazionale e però non tutti i professionisti hanno capito tale necessità di specializzarsi. C’è infatti il saccente che difende tutto pensando di sapere tutto, mentre sa poco del tutto, con tutto ciò che ne consegue e certamente la stessa cosa vale per il medico, per l’ingegnere e per qualunque professionista in generale. Noi siamo cittadini e come tali siamo costretti a subire i comportamenti per nulla ortodossi che, ad ogni livello, questa numerosa schiera di individui, in tutti i modi ci propina. Abbiamo capito che possiamo incontrarli in ogni dove, possono anche muoversi, anche se in modo presuntuoso, a volte in buona fede, ma il loro danno sicuramente ci può fare tanto male. E’ bene essere attenti, ma forse può essere anche opportuno esclamare: “Libera nos Domine”.
