Costi della democrazia? Costiamo meno di un caffè all’anno

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Di Eleonora Ballatori

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Presidente Dapei, si è parlato e si parla di abolizione delle Province. Che ne pensa?

«Penso che lo Stato costa troppo e che la crisi possa essere l’occasione per scelte utili e coraggiose. Limitarsi ad abolire le Province non andrebbe in questa direzione».

Difesa della casta?

«I Consiglieri Provinciali non ne fanno parte né per privilegi né per retribuzione. Lo studio appena realizzato dall’Università Bocconi ci dice che le Province italiane rappresentano il 4% della spesa pubblica. Solo il 2% di questo 4% finanzia Giunte e Consigli Provinciali, elezioni comprese. Circa due euro l’anno a cittadino. Il Consiglio che presiedo, comprensivo degli stipendi della struttura e di ogni altra spesa correlata, costa un caffé all’anno ad ogni cittadino. E non è tutto».

Il Presidente del Consiglio Provinciale di Milano, Bruno Dapei

Prego Presidente.

«Abolita la Provincia, non si possono abolire le sue attuali incombenze, cioè riscaldare e mantenere le scuole, costruire e riparare le migliaia di chilometri di strade provinciali o far viaggiare i pullman interurbani. Queste funzioni, per non parlare del ciclo integrato dell’acqua o dello smaltimento dei rifiuti, spalmate sui nostri Comuni comporteranno maggiori costi. Centotrentaquattro uffici tecnici dovranno ripartirsi quanto, da 151 anni, è centralizzato in uno solo. Vedo molta superficialità e demagogia in chi paventa mirabolanti risparmi e poca attenzione all’aspetto della rappresentanza democratica. La crisi di quest’ultima, non si risolve abolendola. I Consigli Provinciali assicurano equità di trattamento e voce a quella maggioranza di cittadini che non vive nei grandi capoluoghi ma nelle tantissime piccole e piccolissime realtà di cui è fatta l’Italia».

La manovra del Governo Monti tuttavia sembra aver tracciato la strada.

«E’ presto per dare giudizi definitivi. Per come ci è stata presentata, ci sembra che questa manovra rischi di buttare il bambino per tenere l’acqua sporca. Se fosse approvata così com’è, non abolirebbe le Province ma le renderebbe invece carrozzoni inutili all’interno di un sistema sempre meno razionale, per di più togliendo ai cittadini la possibilità di eleggere direttamente i loro rappresentanti».

Un colpo alla democrazia, insomma.

«Aspettiamo i prossimi passaggi parlamentari per dirlo. Mi limito a ricordare che dal 1860 ad oggi il Consiglio provinciale non è stato eletto direttamente dai cittadini solo durante il ventennio fascista».

E’ percorribile l’ipotesi di trasferire le funzioni alle Regioni?

«Può anche essere così. Significherebbe far cambiar pelle a queste ultime. Dobbiamo evolvere verso un sistema statale più efficiente e meno costoso a tutti i livelli. Va costruita una nuova macchina, non semplicemente togliere un ingranaggio a quella vecchia. Agire in fretta non significa dover essere frettolosi. Sicuramente non mi solletica l’idea di veder sostituiti gli eletti da parte di pur bravi Dirigenti Regionali».

Quindi voi cosa proponete?

«Le Province in un secolo sono raddoppiate. Ce ne sono di troppo piccole, che andrebbero accorpate. Ma un simile livello di governo locale esiste nei principali Paesi europei, così come in qualsiasi organizzazione estesa in tutta Italia, dalla Croce Rossa alle federazioni sportive.

Nella specificità milanese, dove contiamo circa tre milioni di abitanti, più di tante Regioni, la nostra idea è di evolvere verso la Città metropolitana. Ma a Lecce o Sondrio la realtà è diversa».

Sulla Città metropolitana quindi si fa sul serio?

«Assolutamente sì. Ho partecipato con il Presidente Podestà agli incontri con l’onorevole Giuliano Pisapia e con i rappresentanti dei Sindaci del territorio. Vedo assolutamente condivisa da tutti la necessità di far fare al Governo di area vasta un salto di qualità su temi quali la mobilità, l’ambiente e il lavoro. A Parigi l’Expo ha lasciato la Tour Eiffel, chissà che da noi l’eredità del dopo 2015 non si possa chiamare proprio Città Metropolitana».

Un augurio per il 2012.

«Lo abbiamo affidato a un libro di storia. Può sembrare una provocazione: il Consiglio Provinciale ha appena pubblicato in un bel volume i suoi 150 anni di storia. Ecco, ci auguriamo che lo leggano in molti. Abbiamo la presunzione di credere che conoscere la storia aiuti a capire meglio il presente e guardare avanti in modo più consapevole».

 

 

 

 

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