Una corretta educazione per non curare domani
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A cura di Valentina Meschia
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Quando siamo piccoli sono i nostri genitori a stare attenti a cosa facciamo e a quello che mangiamo, cercando di insegnarci cosa è bene e cosa è male. Ma poi arriva la tanto attesa o temuta adolescenza, ci si sente grandi, padroni di sé stessi e del mondo, e si vuole scegliere e fare da soli: e qui, potrebbero nascere anche seri problemi se la via seguita non sia quella giusta. Spinti dalla moda, da quello che ci circonda, dagli amici e dalla pubblicità, spesso s’incappa in scelte sbagliate che possono diventare dannose alla salute, non solo tua, ma anche di chi ti sta vicino.
Nasce così l’importante progetto “La scuola della salute: me la vivo bene”, che vede come protagoniste le scuole secondarie. Iniziato lo scorso settembre e promosso da IRCCS, MIUR, ChiAmaMilano e Carthusia Edizioni, è approdato al Liceo Agnesi di Milano, Machiavelli di Pioltello e Zucchi di Monza. E’ uno studio pilota che ha come obiettivo di inserire lungo il normale percorso didattico previsto per le classi superiori prime e seconde, attività collaterali riguardanti l’alimentazione, i danni da fumo e l’ambiente. Con grande entusiasmo e interesse, ho potuto prender parte alle lezioni pratiche e teoriche, proposte dagli esperti ai ragazzi della 2°D del Liceo Machiavelli (presso laboratori di Cascina Rosa-Milano).
Durante il primo incontro gli studenti erano alle prese con fornelli ed etichette. Mani in pasta si sono trasformanti in piccoli chef, sfornando (e poi mangiando) golose focacce senza grassi e additivi chimici, ma solo acqua, farina, un pizzico di sale e un po’ d’olio, come vuole la tradizione. Nel secondo appuntamento, si è parlato in maniera semplice, ma allo stesso tempo tecnica e scientifica, di fumo e delle sue molteplici sfaccettature: attivo, passivo, al chiuso, all’aperto… si è confrontato il fumo di sigaretta con l’inquinamento e si è posta particolare attenzione ai danni acuti (stress ossidativo radicali liberi danno genetico) e cronici (tumori, malattie cardiovascolari, bronchite cronica) che ne possono derivare. Attraverso la proiezione di grafici e immagini, complice l’estrema simpatia e pazienza degli esperti Ario Ruprecht e Giovanni Invernizzi, la lezione teorica è volata, intervallata da esperimenti che hanno visto la partecipazione diretta degli alunni. Agire sul campo, vedere con i propri occhi e toccare con mano, è il modo migliore per permettere ai ragazzi di rendersi conto che quello che leggono o viene detto loro, è vero e non solo una “fissa noiosa dei grandi”.
La Professoressa Paola Poltronieri (Liceo Machiavelli) è molto soddisfatta del progetto, e mi ha spiegato che è stato accolto con grande interesse sia dagli studenti che dalle loro famiglie, e che l’intero corpo docenti è attivo in merito. «Al momento si tratta di uno studio pilota e dai risultati si vedrà se la scelta delle prime e seconde classi è la migliore, o se può essere esteso alle terze, quarte e quinte, oppure se è meglio intervenire già dalla scuola media inferiore», ha concluso la Professoressa Poltronieri.
Elena-2°D, una ragazza sveglia e attiva, vuole dare un consiglio: «Cercate di rendere più interattive le lezioni. Il laboratorio di cucina è stato incredibile! Il fumo è interessante, ma restare così tanto tempo seduti, fa perdere la concentrazione».
Grazie Elena! Come stai/state vivendo questo progetto?
«Bene, ci piace, però forse andrebbe fatto anche fuori dall’orario scolastico, soprattutto con chi è interessato. Molti di noi stanno mettendo in pratica gli insegnamenti, soprattutto cercando di non mangiare pasticci. Leggere le etichette è stato istruttivo e così improvvisare una spesa: è emerso che noi ragazzi mettiamo nel carrello solo schifezze!».
Un mio consiglio: dividere le attività in gruppi di lavoro, i ragazzi si sentiranno così più coinvolti e si distrarranno di meno… e ovviamente dare più spazio all’interattività!
www.lascuoladellasalute.it



