“Attese Parallele: attesa reale e teatrale”
Venerdì 14 settembre, presso la Scuola Civica di Musica “A.Pozzi”, l’inaugurazione della mostra fotografica: Attese Parallele
————————–
A cura di Valeria Spatafora
————————–
Cos’è l’attesa? L’attesa è quella di un attore che deve entrare in scena, aspetta l’applauso, il sipario ma è anche quella del pubblico, dello spettatore che prende posto, che guarda l’orologio, che aspetta l’inizio dello spettacolo. L’attesa teatrale e l’attesa quotidiana: queste sono le attese parallele in mostra e (di)mostrate dalle performance attorali e musicali.
«Parallele perché – come ci spiega Fabio Cercone, Presidente e formatore dell’Associazione culturale Messinscena – il progetto in collaborazione con Arci Metromondo si è svolto per l’appunto in parallelo; gli allievi/fotografi hanno immortalato l’attesa degli attori in ogni fase di preparazione: dalla vestizione, la scenografia, il trucco, le prove… », ogni attimo sospeso che anticipa un altro, perché permette l’attesa di quello che sta per accadere. Risultato finale? Un evento, quello di venerdi 14, un percorso itinerante presso la Scuola Civica di musica, in cui anche lo spettatore si trovava coinvolto nello spettacolo in “attesa” della tappa o evento successivo.
Il percorso, infatti, avviato dal cortile della biblioteca e introdotto da «rumori fuori scena» (voci fuori campo): «Chi va in scena? Dov’è l’attore? Signori e signore siete pregati di accomodarvi in sala lo spettacolo avrà inizio tra…. poco!»- avvicinava lo spettatore al concetto di attesa con gli attori seduti nel pubblico proprio come te che attendi, impaziente e teso, l’inizio dello spettacolo. Dopo un iniziale inno all’attesa «l’attesa è il risultato, è il retroscena di questa nostra vita troppo piena, è un andar via di cose dove al loro posto è rimasto il vuoto…» accompagnato dall’importante suono del sax e… voilà, si apre il sipario.
Dal sipario, il punto di partenza del percorso, si va alla scoperta di alcune (tra la molteplici) forme d’attesa che possiamo conoscere, vivere, sentire, nella vita quotidiana: l’attesa di un amore, l’attesa quotidiana (dal dentista!) e l’attesa verso l’età adulta. Incontriamo la prima in una sala “colorata” da luci blu, come l’«oceano mare» di Baricco, interpretato da un’attrice seduta alla scrivania a leggere e scrivere lettere d’amore senza ancora un destinatario preciso (ma atteso). Un amore da incontrare, in attesa del quale la vita scorre, con le esperienze e gli anni; un’attesa, queste, accompagnata dalle evocative note di Debussy. Nella seconda tappa si incontra «la lacerante attesa del dentista»; è quella quotidiana, qui con una connotazione certamente ironica: il paziente/attore che attende in sala d’attesa a suon di batteria, quasi una riproduzione del ticchettio dell’orologio, quello dell’attesa prima di entrare, della tensione, delle pulsazioni rosse come la stanza, un’attesa che termina con un doloroso “grazie”.
Infine, l’attesa più delicata, quella di un ragazzo adolescente verso l’età adulta, della coscienza, e qui, ad accompagnare il “segreto del bosco vecchio” di Buzzati le voci del coro “in… canto” che, proprio come un incantesimo, ci fa entrare nel racconto. Ci si sente in attesa proprio come Benvenuto, il fanciullo protagonista costretto a lasciarsi alle spalle il mondo fantastico, degli animali parlanti e degli spiriti del bosco, per calarsi nel mondo degli uomini. L’itinerario termina al piano terreno dove si trova la mostra fotografica (dal 14-17 settembre); una parete di fotografie, scatti “attesi”: da un lato la preparazione del laboratorio teatrale da parte dei ragazzi di Messinscena, quindi l’attesa teatrale. Dall’atra quella reale, dell’autobus, di un incontro, di una porta non aperta, di una telefonata, di un colloquio, di una visita ma l’attesa quotidiana in fondo può essere anche quella dell’uscita un giornale, di una rivista. Fabio Cercone ci ha raccontato così il frutto del suo lavoro e degli allievi e ci ricorda, in occasione dell’evento, i laboratori teatrali per i ragazzi e adulti presso l’Associazione Culturale da lui presieduta (www. messinscena.it).
Dallo spettacolo:«l’attesa è un antico idioma che non sai recitare… è una curiosità dell’anima… non muovetemi… c’è un’aria tesa… c’è un gran bisogno di silenzio… siamo tutti in attesa».



