CYBERBULLISIMO “bullismo” online
Nuova parola vecchia storia
L’anno è appena cominciato e porta con sé novità. Tra le più interessanti c’è l’approvazione del Codice di Autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. I bulli digitali sono attori di un mondo complesso che scuola e famiglia non possono affrontare da soli; queste ultime hanno bisogno del sostegno delle Istituzioni e di tutte le parti coinvolte, per questo, si legge sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato ritenuto necessario anche a seguito dei gravi fatti di cronaca che hanno visto alcuni giovanissimi arrivare a gesti estremi dopo essere stati oggetto di insulti e diffamazioni su Internet. Al tavolo, presieduto dal Vice Ministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, partecipano rappresentanti delle Istituzioni Mise, Agcom, Polizia postale e delle comunicazioni, Direzione Centrale della Polizia Criminale, Autorità per la privacy, Garante per l’infanzia e Comitato media e minori, delle Associazioni Confindustria digitale, Assoprovider e degli operatori, tra cui Google e Microsoft. 
Ma facciamo un passo indietro e partiamo dal principio, nel riconoscere alla rete la sua massima virtù, la diffusione su larga scala di una miriade di informazioni, con un click puoi vedere live le immagini della web cam a Pine Valley a Beijing in China, conoscere la valuta della nostra moneta in tempo reale, comprare, vendere e tutto seduti comodamente a casa propria, internet è un immenso contenitore di informazioni. “un immenso contenitore di informazioni“… mica tutte positive però, soprattutto se i naviganti sono gli adolescenti, i ragazzi tra i 12 e 15 anni sono quelli che più frequentemente si trovano a dover fare i conti con compagni che li provocano e li prendono in giro. I più piccoli vengono offesi senza motivo dai compagni più prepotenti, rischiando talvolta l’esclusione dal gruppo. Quanti hanno tra i 16 e i 18 anni sembrano invece essere maggiormente soggetti a subire furti di oggetti e di denaro. 
Secondo l’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, condotta da Eurispes e Telefono Azzurro nel 2011, il 22,8% degli studenti italiani è stato più volte vittima di provocazioni e prese in giro da parte di uno o più compagni, il 21,6% ha dichiarato di essere stato offeso ripetutamente e senza motivo, il 25,2% è venuto a conoscenza di informazioni false o cattive diffuse sul proprio conto. Seguono gli episodi di danneggiamento di oggetti (10,4%), i furti di cibo e oggetti (7,6%), le minacce (5,2%), il furto di denaro (3,1%) e, da ultimo, i casi in cui i ragazzi intervistati hanno dichiarato di essere stati picchiati da un compagno di scuola o da un suo coetaneo (3%).
E’ una perenne rincorsa: Appena i genitori hanno capito come funziona Facebook, i figli sono già passati ad altro! E allora che fare vi chiederete ? Parlargli, accorciare le distanze generazionali, ridurre la conflittualità e spiegare ai ragazzi che quel che pubblicano sul web, potenzialmente rimane sul web per sempre. Dire che non si capisce niente del mondo digitale non deve diventare un alibi; è lo stesso web che ci fornisce elementi sufficienti per imparare a proteggere meglio i propri figli. Il rispetto degli altri, la buona educazione e la tolleranza, per questo il web non serve, lo si può ( si dovrebbe…) insegnare ai propri figli tra le mura domestiche.
Maria Teresa Calce
