Il Presidente del Consiglio Draghi, giorno dopo giorno, da la sensazione di essere persona sicura di se ed in grado di assicurare su entrambi i fronti risultati interessanti

Il Presidente del Consiglio, recentemente, ha sollecitato ad una maggiore attenzione le Regioni sul piano vaccinale. La presa di posizione di Draghi si è riferita principalmente a certi favoritismi circa le differenze che persistono in certe regioni verso categorie che non ne avrebbero diritto. In generale, alcune Regioni, seguono le disposizioni ministeriali altre molto meno. Tali difformità di comportamenti sono anche causa di un sistema vaccinale che va al rallentatore. Si è, inoltre, avvertita nella riunione di un recente Consiglio dei Ministri la volontà di responsabili di Partiti di non “apparire irrilevanti”. Draghi ha mostrato loro quanto sia miope la voglia di alcune forze di riproporre dinamiche che umiliano la vera politici e che sarebbe il caso invece di cogliere le opportunità di una stagione nuova: Una occasione per ricostruirsi  e rilegittimarsi. Le risposte di Draghi sui diversi punti presentati dai Partiti hanno trasmesso fiducia alla classe politica e ad una Italia spaventata dalla pandemia e da una crisi economica grave. Le Regioni, però, debbono capirlo concretamente. Il loro mancato raccordo con lo Stato non funziona. Accentua caos ed arbitrii ed aggrava la situazione dei più deboli. Comincia a capirsi da più parti quanto il ruolo del potere centrale, ormai, sia considerato inevitabile e decisivo. Si deve capire dunque che regionalismo non vuol dire costituzione di repubbliche indipendenti. Quando l’obiettivo è nazionale bisogna sapere cooperare invece di alimentare orgogli regionali. Draghi recentemente ha sentito il bisogno di illustrare un’altra novità alle Camere a Deputati e Senatori: L’Agenda dell’Italia prima del prossimo Consiglio dell’Unione Europea. Questi incontri, ha sottolineato Draghi, hanno molti aspetti positivi in quanto rendono la voce dell’Italia, in ambito europeo, molto più forte. L’Italia che sarà presente in Europa si presenterà con una alleanza vastissima. Tale circostanza permetterà a Draghi di finalmente adombrare gli accenti più polemici nei confronti delle Istituzioni di Bruxelles. Sia quelli della Lega, che dei Fratelli d’Italia, per i ritardi e gli errori commessi sui vaccini e condivisi un po’ da tutti non solo in Italia. Ha precisato il Presidente del Consiglio che il coordinamento europeo va cercato e bisogna rafforzarlo e se poi non dovesse funzionare vanno ricercate altre giuste strade. Bisogna ricercare un pragmatismo non antieuropeo.

Draghi si rende conto, e chiede che tutti facciano altrettanto, che la posta in gioco futura sarà il successo della campagna di vaccinazione di massa e che su tale punto sarà giudicata l’efficacia dell’esecutivo e la sua capacità personale di fare la differenza. Solo un europeista convinto come lui può permettersi di alzare i toni per ottenere ascolto e dosi contro il Covid e di pungolare la Commissione UE contro case farmaceutiche inadempienti. E’ in essere dunque un doppio fronte: Il rapporto tra Stato e Regioni ed il rapporto tra l’Europa e le multinazionali del farmaco.

L’Italia può farcela perché ha Draghi, ma la nostra classe politica deve dimostrare di essere matura.

Di Salvatore Randazzo