Intervista a Domenico Zambetti

Vice-coordinatore regionale PDL e Assessore all’Artigianato e Servizi

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a cura di Silvia Cipriano

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Assessore Zambetti, fare l’Assessore all’Artigianato e Servizi in Lombardia è stato sicuramente un compito impegnativo visto il quadro economico. Come mai lei continua a rappresentare per molti artigiani lombardi un simbolo di fiducia e uno dei principali artefici della ripresa del settore?

«Un certo atteggiamento positivo è senza dubbio caratteristico del mio carattere. Ma la verità è che ho imparato dai tanti artigiani che ho conosciuto e apprezzato in questi anni: persone capaci di lavorare sodo e con passione, che non si sono fatte intimorire dalla crisi, ma che al contrario hanno lottato caparbiamente in questo periodo difficile. Finalmente iniziamo a cogliere i frutti delle forti politiche messe in campo dal Presidente Formigoni e dalla Giunta regionale della quale mi onoro di far parte, per contrastare la crisi globale, in particolare attorno ai temi del credito, dell’occupazione e della internazionalizzazione. Non ho mai smesso di credere nel valore intrinseco del “Made in Lombardia”, inteso come idea riassumente tutte le eccellenze della nostra regione, consolidate nella tradizione ma innovate dalla tecnologia. Spesso ho usato l’espressione “artigiani della ripresa”. In effetti, ora che l’inversione di rotta dell’economia è scattata, è normale che a guidare la rinascita siano i suoi settori trainanti, come è sempre stato quello dell’artigianato».

Al di là della sua carica attuale, la sua carriera parla da sé: ha ricoperto ruoli Istituzionali importanti e ha fatto del suo lavoro un impegno di vita. Chi è Zambetti, il politico?

«Non vi è differenza fra l’uomo e il politico, nel senso che applico i principi morali della mia vita al mio lavoro. Io credo nella valorizzazione dell’iniziativa privata, all’interno di un apparato pubblico snello ed efficiente. Credo al diritto di ogni persona di poter scegliere: la scuola per i propri figli, le strutture in cui curarsi, il lavoro per poter costruire il proprio futuro e quello della propria famiglia. Certamente, ho imparato che non esiste un modello di società veramente libera, senza una attenzione ai più deboli, senza il rispetto di chi vive momenti di sconforto e difficoltà: questi sono i valori ai quali mi ispiro, in sostanza i principi della dottrina sociale della Chiesa».

Concludiamo con una nota leggera: ormai tutta Milano parla della sua campagna dal sapore pop art.

«Probabilmente si riferisce a chi ha scritto che ho già vinto la sfida per i cartelloni elettorali più belli. Sicuramente, la cosa mi fa piacere e mi fa sorridere, ma lo slogan “Coloriamo la Lombardia” nasconde un messaggio molto più serio. Andy Warhol è stato scelto in quanto portavoce della pop art, cioè del sentire popolare. Ed è infatti alla gente che mi rivolgo quando tratto di temi serissimi come l’artigianato, l’ambiente, il lavoro, la sanità, la famiglia e la scuola. Nell’immaginario collettivo Milano e la Lombardia vengono viste come realtà efficienti e produttive, ma un po’ “grigie”. “Coloriamo la Lombardia” significa quindi lavoriamo insieme, procediamo con fiducia, non dobbiamo aver paura di osare. E lavorare insieme è appunto quello che intendo fare, se i lombardi mi rinnoveranno la loro fiducia per i prossimi 5 anni, in occasione delle elezioni regionali del 28 e 29 Marzo. Un voto al PDL ed una preferenza per Zambetti».

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