Un malessere sociale fortemente diffuso di cui l’intera società dovrebbe liberarsene

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di Salvatore Randazzo

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E’ un fenomeno sempre più diffuso nelle scuole ma anche nelle strade e nelle piazze. Deriva dall’inglese “bullying” e si usa per rappresentare “i comportamenti con cui un singolo od un gruppo ripetutamente fa o dice cose per avere potere o dominare una persona od un altro gruppo”. Una indagine ha messo in evidenza che nelle scuole superiori un ragazzo su due subisce violenza verbale e fisica ed il 33% è vittima ricorrente di abusi. Le prepotenze di natura verbale e psicologica prevalgono su quelle di tipo fisico, il 42% dei ragazzi afferma di essere stato preso in giro, il 30% ha subito delle offese, nelle violenze di tipo psicologico il 3,4% denuncia l’isolamento di cui è stato oggetto, mentre l’11% dichiara di essere stato minacciato. Si sostiene che in età adulta il bullismo si evolve e lo ritroveremo in troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari.

Il bullismo non è un fenomeno che colpisce solo la vittima ma la tensione che genera colpisce la famiglia, la scuola ed il futuro stesso della persona e della società in generale. Inoltre. il bullismo. ha delle degenerazioni come il nonnismo e si collega a tutte le violenze che hanno in comune il considerare l’altra persona come un oggetto. Recentemente si è proposta una sua evoluzione: il cyberbullismo che è una forma di prevaricazione perpetrata tramite i nuovi mezzi di comunicazione in cui il bullo riesce in molti casi a mantenere l’anonimato e ciò è ancora più grave.

Il bullismo si manifesta direttamente: picchiando, rubando, minacciando, insultando, prendendo in giro, oppure indirettamente: calunniando, isolando persone, manipolando. Le vittime del bullismo, quasi sempre, perdono fiducia nelle Istituzioni sociali (scuola e famiglia), oppure in alcuni casi diventano, a loro volta, aggressori suoi più deboli. Come si può comprendere si tratta di un fenomeno dalle gravi ricadute sociali ed è errato ritenere che il bullismo sia un fenomeno facente parte della crescita o magari comparabile alle ragazzate, oppure che si verifichi solo in zone abitative povere. Alcune volte proprio ragazzi benestanti perseguitano ragazzi più poveri. All’origine del bullismo c’è una vera e propria incapacità dei ragazzi a controllare le proprie emozioni, spesso dovuta ad un sistema educativo discutibile od a situazioni familiari critiche.

La famiglia e la scuola debbono non solo porsi il problema ma anche hanno il dovere di elaborare il metodo con cui risolverlo. Le Istituzioni a loro volta non possono non farsi carico di dare le giuste risposte che loro competono, per essere di concreto ausilio alle famiglie ed alla scuola. Si debbono insomma predisporre politiche scolastiche antibullismo, si debbono trovare tecniche per collaborare con alunni e genitori per rendere visibili situazioni di violenza, si devono mettere a disposizione di tali enti risorse umane preparate a risolvere tali problematiche e risorse finanziarie per realizzare i progetti educativi necessari. Oggi non ci pare che ci sia il giusto apparato capace di affrontare nel suo insieme il problema “bullismo” per salvaguardare le vittime dello stesso e gli stessi bullisti che, in ultima analisi, sono anch’essi vittime di questa nostra società senza valori, senza costrutto, senza futuro.

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