In Italia pertanto, senza stabilità politica, non ci sarà spazio per la tanto sperata “crescita”

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A cura di Salvatore Randazzo

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Sembrerà strano ma oggi l’antipolitica è la incontrastata protagonista del Paese. La sua sostanza prima sta nel rifiuto, da parte della nostra gente, della mediazione politica errata che la nostra classe politica fin oggi purtroppo ha prodotto, per non aver mai saputo proporre soddisfacenti condizioni di vita a favore della nostra collettività. E’ drammaticamente vero, solo il 2% della popolazione adulta dichiara di aver fiducia nelle forze politiche. Giorno dopo giorno ci rendiamo sempre più conto come l’antipolitica scardina le nostre Istituzioni, la loro credibilità, il loro non essere più il nostro primo riferimento. I sondaggi ci dicono che la fiducia verso il nostro Parlamento è scesa al minimo storico dell’11%. Quasi nove italiani su dieci non si sentono più rappresentati dal più importante nostro organo elettivo. La gran parte dei politici viene spesso, a buona ragione, sempre più giudicata corrotta e/o inefficiente, bada spesso ai propri interessi. Il rapporto della nostra dirigenza con la società civile è sempre meno frequente. Recentemente il Presidente del Consiglio, a proposito dei tanti sacrifici che il nostro popolo è costretto a patire, ha giustamente affermato: “Gli Italiani stanno dando prova di maturità e responsabilità”, non altrettanto – lo aggiungiamo noi – pare si possa dire dei Partiti che al contrario non rinsaviscono proprio ne sembra che vogliono farlo in futuro. Solo a titolo di esempio notiamo quanto molto recentemente sotto il profilo politico-etico (ci limitiamo per il momento solo a tali considerazioni) siano da biasimare i comportamenti del centro-destra per quanto riguarda la gestione della regione Lombardia e del Centro-sinistra per quella pugliese. Gli scandali recenti, che hanno coinvolto Lega ed ex Margherita (in quest’ultimo caso si dimostra come solo da noi i Partiti incassano anche da morti) e che una buona legge fatta per tempo forse avrebbe evitato, hanno contribuito a far scendere ulteriormente la stima prima espressa dagli italiani nei confronti delle forze politiche.

Il Governo Monti – che nessuno deve dimenticare che è stato insediato per volere del Presidente della Repubblica, per la grande incapacità dimostrata dalle nostre forze politiche che avrebbero dovuto e non hanno invece governato il nostro Paese – sulla carta, ha una maggioranza parlamentare, ma purtroppo non manca occasione in cui, a turno, proprio dette nostre forze politiche che lo dovrebbero sostenere, ingiustificatamente, cercano di ostacolarne il cammino e/o di annacquare i provvedimenti che il Governo propone, e ciò per loro meri interessi di bottega e per loro totale stato strategico-politico “confuso”, dimenticando loro cosa sarebbe accaduto se l’Italia, grazie a questo Governo, non fosse riuscita a restaurare rapidamente una certa credibilità. E’ evidente che se PDL, PD e Terzo Polo continueranno a creare condizioni di difficoltà, esponendo l’Italia al fallimento del Governo, c’è ragionevolmente da chiedersi se, certamente irresponsabilmente, le stesse, assieme o singolarmente, sgangherate come in effetti sono, siano disposte ad accettarne l’eredità, ponendo il Paese in campagna elettorale permanente, rischiando di creare qui da noi, di questo ne siamo certi, una crisi ben più grave di quella greca. Non ci sono, infatti, interessi di categoria o presunti vantaggi elettorali che possano bilanciare i gravissimi rischi che correrebbe il Paese a causa di un vuoto di potere. I Partiti di destra e di sinistra, Confindustria, le Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori, gli ex Ministri del Governo Berlusconi che spesso ciarlano dimentichi del loro fallimento politico, dovrebbero sapere che un salto nel buio non porterebbe bene ad alcuno. E’ dunque indispensabile che Monti – dopo aver completato la riforma previdenziale, rafforzato la lotta all’evasione fiscale e cominciato a dare concretezza alle “liberalizzazioni” – prosegua il suo cammino completando la riforma del mercato del lavoro, evitando però di addossarci una tassazione elevata ed incidendo invece sui tagli della spesa pubblica, eliminando così, con il contenimento della stessa, sprechi ed ingiustizie di ogni tipo ed al contempo propiziando al Paese rilevanti e benefici risparmi. Pensiamo allo stesso tempo che l’Italia, che per qualche tempo rimarrà in recessione e con accentuata disoccupazione, non possa limitarsi alla gestione del debito pubblico, sperando, in quanto a crescita, nella sola Europa. Riteniamo che per tanti motivi, siamo infatti, anche un Paese manifatturiero, possiamo ritrovare da soli le giuste energie per intraprendere il cammino della crescita, peraltro con la dovuta urgenza. Sarà, infatti, indispensabile avviare le idonee riforme che ci consentiranno di crescere per così farci uscire definitivamente da questo buio tunnel in cui da anni ci troviamo imbottigliati. Monti dovrà dunque produrre fiducia, credibilità per poi realizzare la crescita. Per ottenere ciò il Presidente del Consiglio dovrà avere dalla sua parte l’appoggio onesto delle forze politiche. Infatti, come si può far intendere ed accettare ai tanti cittadini di questo nostro tartassato Paese, costretti a carichi fiscali insopportabili, a stipendi minimi, a volte senza lavoro e senza le minime retribuzioni, impoveriti da sempre da governi di destra e di sinistra inadeguati, che sia stato consentito l’anonimato dei contributi ai partiti e non si sia ancora risolto il problema dei controlli sui rendiconti delle spese? Come si può giustificare loro che detti rimborsi siano dieci volti più alti delle spese e che nessuno ha restituito loro quanto incassato in più e, peggio ancora, a tutt’oggi nessuna nuova proposta di legge, per sanare tale ingiustificata spesa, è all’ordine del giorno del Parlamento? Ma ancora di più, nessun Partito intende proporre una legge che cancelli tale contributo da riconoscere ai Partiti nella quantità e nella forma in cui oggi viene così paradossalmente ed ingiustificatamente erogato. Non è un caso che i soldi, che servono per mantenere la nostra politica marcia, inefficace ed inefficiente, siano stati sottratti ai cittadini, penalizzando in particolare le prime necessità di quelli più bisognosi. Sappiamo che il Paese non può fare a meno dei Partiti, così come siamo convinti che, nell’interesse dell’Italia, si debba notevolmente migliorare questa attuale classe politica che ha dimostrato nel tempo di non avere una idea di nazione o di Stato, scarsa etica, noncuranza delle regole, corruzione diffusa ed illegalità. Per creare le condizioni di crescita e per dare vita, in particolar modo, ad un vero nostro Stato di diritto è necessario uscire dall’antipolitica, rifondare una nuova cultura politica, che generi una nuova classe dirigente, ispirandosi ai valori portanti del sano vivere civile, per porre le basi perché l’Italia diventi un Paese rispettoso e credibile, degno delle sue antiche tradizioni.

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