L’asse mediterraneo tra Italia, Francia e Spagna ha ridimensionato l’egemonia germanica

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A cura di Salvatore Randazzo

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Son trascorsi moltissimi anni da quando finalmente un nuovo uomo politico italiano, Mario Monti, si è con merito imposto rendendosi protagonista per aver tracciato, nel recente incontro europeo, un nuovo cammino per una nuova Europa. Dobbiamo ritornare molto indietro, nel dopoguerra, per ritrovare un altro nostro grande conterraneo: Alcide De Gasperi, attivo sostenitore dell’unità europea, che ha allora riscosso grande successo e fiducia tra i grandi del Vecchio Continente e gli USA, per la realizzazione del Piano Marshall di cui tanto si giovò il nostro Paese per la sua crescita, dopo la tragedia di quella guerra ingiusta. Ci sentiamo di dirlo con franchezza, in particolare a quegli attuali dozzinali politicanti nostrani, che recentemente volevano togliere la fiducia a Monti, che nessuno di loro a Bruxelles avrebbe proprio niente ottenuto a quell’importate tavolo delle trattative. Loro avrebbero continuato a fare quelle bruttissime figure che hanno continuato a fare negli ultimi 17 anni. Monti invece ha regalato al nostro Paese quel ruolo di primo attore che si era smarrito in tanti anni di sbiadite loro apparizioni. Si è ottenuto il patto per la crescita di 120 miliardi. La vigilanza unica bancaria con il coinvolgimento della Banca Centrale Europea ed il finanziamento diretto degli istituti di credito in difficoltà per interrompere o quantomeno mitigare quel circuito rosso tra debiti sovrani e quelli privati, che è la parte più dolente della malattia dell’Euro.

Mario Monti

E poi la questione spread! La soluzione dello spinoso problema si otterrà con l’introduzione di un meccanismo che dovrebbe intervenire acquistando titoli pubblici dei Paesi virtuosi per ridurne i rendimenti eccessivi. Monti ha spiegato che coloro che chiederanno l’applicazione di tale meccanismo non saranno costretti a cedere sovranità, cosa che in effetti avviene per chi si rivolge al Fondo Monetario Internazionale, che applica duri programmi di risanamento. Per capire meglio la pericolosità dello spread “impazzito” ci piace evidenziare il disastro che in tali non controllate situazioni lo stesso provoca: quando gli spread divergono molto nella stessa area euro si creano delle anomalie insostenibili in termini di concorrenza. Per esempio una azienda tedesca ed una italiana identiche si finanziano a condizioni diverse che rendono pertanto necessariamente più difficile a quella italiana di competere. E’ evidente che in un mercato comune ciò è ingiusto. Politicamente dunque tale ultimo intervento europeo è il riconoscimento da parte di tutti che la moneta unica rappresenta un bene per tutti gli europei e dunque è insostituibile e pertanto va protetta. I difficili accordi di Bruxelles segnano un importante passo avanti  su quello che sarà il futuro cammino che porterà all’ unione politica e fiscale europea. Dicevamo prima del nuovo “asse mediterraneo” ed al riguardo è bene dire che alla costruzione dello stesso si è potuto giungere grazie anche all’ ottimo rapporto tra il nostro Premier ed il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy ed il Presidente USA, Barack Obama, che in più sedi ha manifestato, in modo molto discreto, la sua preoccupazione per un rovesciamento della crisi della nostra moneta unica sugli Stati Uniti, in vista delle prossime elezioni presidenziali. Dobbiamo sperare che se fino ad ieri degli incauti nostri “onorevoli”, più o meno velatamente, ordivano combinare una crisi di governo o intendevano intraprendere l’ avventura di un voto anticipato, da oggi costoro si dovrebbero  rinchiudere nelle cantine di Montecitorio per le loro dovute riflessioni. Ciò che è avvenuto al Consiglio Europeo recentemente ha rafforzato la Moneta Unica ed in Italia Mario Monti, del quale ci sentiamo di sottolineare che ci risulta essere  l’unico politico italiano che abbia rinunciato all’ emolumento derivante dalla sua carica di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’ Economia. Monti ha fatto la sua parte in Europa per l’xEuropa e per l’Italia, i nostri Parlamentari, almeno da adesso, lavoreranno nelle aule ben condizionate  con la dovuta serietà, onestà ed intelligenza per tutti noi che li abbiamo eletti?
Lo speriamo fortemente ma dubitiamo molto che ciò accada.

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