Perché non si possono realizzare le vere riforme di cui il Paese ha tanto bisogno

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di Salvatore Randazzo

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Se ne parla da decenni, se ne sente il forte bisogno, sorgono e cadono governi per averle promesse e mai realizzate, si avverte l’arretratezza in cui l’Italia si colloca rispetto agli altri Paesi del mondo per non averle mai portate a compimento e però anche quando sembra che si possa raggiungere tale obiettivo, le riforme, proprie le necessarie riforme, rimangono nell’obblio di una voluta e negligente “dimenticanza”, se poi solo di questo si tratta, della nostra classe politica di turno. Ormai è chiaro, esiste nel nostro Paese un veto che riviene da una poliedrica lobby politico-amministrativa che tutte le volte che si vuole riformare qualunque materia che riguarda il nostro sistema-paese, pone i paletti per impedire che l’ammodernamento voluto si verifichi. Pensiamo ai no per ridurre i tempi lunghi della giustizia civile, alla bocciatura ai tagli sugli stipendi di magistrati ed alti funzionari, ai tagli al finanziamento pubblico dei Partiti dal quale ne è scaturita una realtà maleodorante di soldi pubblici dilaniati dai vai eletti di turno, ai vari impedimenti per tentare di rendere più efficiente e snello il nostro sistema pubblico.

Il Palazzo del Quirinale

L’impossibilità inoltre di riformare il sistema fiscale e di ridurre quella parte della spesa pubblica altamente improduttiva per lanciare la crescita, evitando il nostro declino e l’impoverimento collettivo. Importante e pericoloso per noi è l’irrisolto problema dei costi del lavoro che fa si che la mano d’opera costa molto alle aziende rendendole non competitive, mentre quel tal enorme costo non si traduce in vantaggi per i lavoratori i cui “netti” sono i più bassi percepiti in Europa, a fronte peraltro di un elevato costo della vita. Infatti, avverte Sartori, che “a parità di tecnologia i Paesi a basso costo di lavoro (anche dieci volte meno) andranno a disoccupare i Paesi ad alto costo di lavoro”. E l’ISTAT con i suoi dati recenti giustamente ci allarma: quest’anno da noi si prevede un incremento del tasso disoccupazione del 10,6%. Di fronte a questa situazione di grande difficoltà in cui versa il Paese, per colpa della sua classe politica, la stessa, invece di rendersene conto e ricercare i giusti rimedi, si avvolge e travolge in sterili ed inconcludenti litigi interni, non tenendo nel debito conto del significato politico del recente voto siciliano e delle esortazioni giuste e continue del Capo dello Stato. Non c’è all’orizzonte alcuna riforma elettorale e se i partiti ne dovessero portare a termine una, sarebbe un’altro “porcellum”, perché loro invece di tentare di portare a termine una riforma che favorisca un ottimo futuro politico della nazione, studiano come elaborarne proprio quella che tenga in vita loro stessi con i loro difetti, la loro inerzia, le loro ruberie. Con una riforma fatta bene potrebbero almeno dimostrare che loro esistono, malgrado il governo tecnico; ma pare che tale acume a loro manchi, dimostrando così la loro miopia e la loro incapacità. Vien da chiedersi: se la febbre astensionista fosse di proporzioni siciliane, come sarà possibile affrontare la tempesta della crisi con un consenso tanto scarso; come potranno essere fatte quelle riforme che fino ad oggi non hanno purtroppo visto la luce? Siamo convinti che non sarà la riforma del sistema elettorale ad eliminare tutti i nostri rischi, ma al contempo siamo certi che senza tale seria  riforma proprio quei rischi diventeranno una tragedia sicura. Chi ci rende perplessi, lo ripetiamo ancora, è quel 52,56% di persone che in Sicilia sono rimaste a casa. Quell’immensità di gente che non ha votato è figlia di un sistema di potere che negli ultimi tempi non ha governato che pertanto si è tradotta in astensionismo e che ci ripropone una Italia senza maggioranze, una Italia ingovernabile e dunque costretta a sperare che il Prof Monti rimanga a Palazzo Chigi, magari a capo di un Governo Politico, per difendere la nostra immagine all’estero, a causa del nostro Parlamento diviso in tante rovinose parti. Ma chi porterà a votare quel poco di elettori sfiduciati ed indignati quel fatidico giorno? Spiace doverlo ammettere, ogni giorno da noi sembra che capita di tutto però poi, stringi, stringi, ci accorgiamo che tutto rimane come prima e cioè: Male.

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