POLITICA NAZIONALE

CI SARA’ CRESCITA SE CI SARANNO BUONE RIFORME E CONTI IN ORDINE

Chi ostacola tali politiche vuole la rovina del nostro Paese Governo-Renzi

Il Documento di Economia e Finanza, approvato dal Governo l’8 aprile c.a., prevede una ripartenza del PIL dallo 0,8% per il 2014 all’1,9% nel 2018. E’ però sotto gli occhi di tutti che in questa occasione l’intervento per sostenere la domanda è decisamente molto più incisivo che in passato, sia sul fronte delle detrazioni fiscali in busta paga, sia per quanto concerne il pagamento dei debiti contratti dalla Pubblica Amministrazione nei confronti delle aziende. Gli 80,00 euro in più al mese(uniti ai 18 di Letta), dovrebbero produrre una tangibile spinta ai consumi. C’è da tener conto anche della liberalizzazione delle assunzioni a termine che porranno le premesse per invertire la rotta. Se così un clima di ottimismo ritornerà nel mondo delle aziende e dei singoli cittadini forse si potrà sperare di intravedere a breve una luce in fondo al tunnel, naturalmente fermo restando che le riforme  previste saranno realizzate velocemente e bene. E’ da tener conto che il Documento è un piano pluriennale che necessita di provvedimenti di legge di attuazione. Ed è evidente che i parlamentari che dovranno approvare tali normative almeno per una volta dovranno pensare agli interessi del Paese e non alle esigenze delle loro “parrocchie”. Il Governo, a nostro avviso, è partito bene, considerata la litigiosità politica di destra e di sinistra attuale. Però dopo questi interventi tampone dovrebbe operare con provvedimenti incisivi e di grande coraggio per far ripartire il nostro sistema economico efficacemente tale da garantirsi un concreto successo. Dovrebbe ridurre fortemente le imposte, facendole comunque pagare a chi non li paga e ciò sia per elusione che per evasione. Si dovrebbe operare una riduzione forte della spesa pubblica, togliendo sprechi e privilegi. Si dovrebbe avviare, in primis, la riforma del mercato del lavoro e dei beni e servizi, per rafforzare la competitività, aumentare così la produttività e la redditività delle aziende, perché solo da ciò ne deriverà il bisogno di nuova domanda di occupazione. In questo periodo inoltre il Governo si dovrà occupare della nomina dei vertici delle aziende pubbliche. Che in tali Enti ci sia concreto bisogno di un salutare ricambio è sotto gli occhi di tutti. Renzi, certamente, si giocherà la propria credibilità, quale premier del cambiamento, se non attuerà un rinnovamento reale e radicale, dotandosi peraltro di tutto il coraggio necessario per fare gli interessi dell’azionista pubblico, effettuando, per quanto concerne i nuovi vertici, scelte indipendenti legate esclusivamente alle capacità ed al merito. Attualmente la Riforma del Senato evidenzia una certa conflittualità. Forza Italia lo vorrebbe abolire. I Professoroni ci allarmano prospettando una “deriva autoritaria”. Queste “parti” creano di fatto pretestuosi ostacoli solo per il gusto di creare problemi. Quando potevano riformare il Senato, di fatto, non hanno fatto proprio niente per eliminarlo o renderlo efficiente. Il Governo ha già avvertito tutte le parti che il testo presentato, fermi alcuni “paletti” di sostanza, è emendabile ma attualmente sono emerse solo critiche sterili. Renzi, proprio recentemente, ha chiesto a noi italiani cosa eliminerebbero degli 800 miliardi di spesa pubblica. E’ certo che Palazzo Chigi sarà tempestato dalle nostre dovute risposte. Sarebbe cosa buona però se il Governo possa tener nel debito conto degli ottimi suggerimenti che allo stesso perverranno, trasformandoli in efficaci provvedimenti di legge. Potremmo finalmente prendere atto, con vivo piacere, di un nuovo positivo dialogo tra classe politica e cittadini.

Salvatore Randazzo