Con il nuovo G2 Barack diventa sempre più asiatico

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di Salvatore Randazzo

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Il Senato “democratico” degli Stati Uniti, pur avendo i “numeri”, non ha la voglia di andare contro i potentati USA e pertanto non se la sente proprio di definire limiti molto precisi da applicare alle emissioni nocive che, giorno dopo giorno, distruggono il Pianeta. A Singapore Barack ha, con il suo silenzio, condiviso il brutto compromesso che gli è stato proposto e l’accordo USA-CINA di fatto nullifica le aspettative che il mondo si attende dalla prossima Conferenza ONU di Copenaghen, sui cambiamenti climatici e ciò fa traballare maledettamente la linea Europea mirata a stabilire misure forti contro l’effetto serra. Il nuovo vertice del Pacifico praticamente ha riscritto negativamente l’agenda internazionale sul clima isolando fortemente l’Unione Europea. La passiva presa di posizione di Obama di accettare, senza battere ciglio, il dictat asiatico offre a Cina ed India – le più grandi inquinatrici del mondo assieme agliUSA – un grosso alibi. In più il Presidente cinese, proprio lui, ha avuto il coraggiodi sollecitare i soli Paesi ricchi di accettare tagli più profondi alle loro emissioni. E’ evidente che tale “accettazione” da parte di Obama incrina il grande prestigio del Presidente degli Stati Uniti e la propria autorità morale su una materia che è tra le priorità della sua Presidenza. E’ chiaro inoltre che senza l’impegno americano le altre nazioni saranno fortemente riluttanti a onorare degnamente il proprio impegno e ciò a discapito della vivibilità universale. Certamente nello scacchiere internazionale c’è da tener conto dell’ascesa cinese ed indiana che certamente non la ha causata Obama, inoltre proprio Barack non vuole forzare il proprio Senato volendo prima fargli lasciare alle spalle la costosa riforma sanitaria.

E’ però necessario che gli USA non possono permettersi di rimanere imbambolati, così come è successo a Singapore. Per essere forti internazionalmente dovrebbero parallelamente avviare una politica interna che consenta loro di rassicurare il dollaro e prevenire tentazioni protezionistiche. Dopo il crac di Leheman Brothers avrebbero dovuto moralizzare la finanza eliminando i super bonus, i rischi azzardati, i derivati che sono rimasti, purtroppo, come prima. Dovrebbero creare le premesse strutturali per ridurre la disoccupazione. Rispetto ad un anno fa, in America, sei milioni di persone hanno perso il lavoro. Bisognerebbe riportare il rapporto tra debito e prodotto interno lordo a quello degli anni 80. Purtroppo oggi il Governo USA stampa moneta e ciò conseguenzierà l’iperinflazione. Insomma solo una America concretamente forte potrà “convincere” la Cina, paese che ha la sua forza nelle esportazioni, ad appoggiare maggiormente la politica degli Stati Uniti in Iran, Irak, Afganistan e Corea del Nord. Il Presidente americano è convinto che ciò che accade nel Pacifico possa influenzare direttamente economicamente la vita negli Stati Uniti e pensa di ottenere un accordo che apra i mercati e faccia prosperare liberamente il commercio mondiale. In parte ciò è vero ma se l’operazione viene portata dagli Usa essendo il Governo statunitense economicamente e finanziariamente rafforzato. E’ anche vero però che le fortune del mondo dipendono e si fondono sulle culture ed il popolo degli Stati Uniti è figlio della cultura europea. Obama dunque non può sacrificare l’atlantismo e tutti i suoi alti valori, per meri accordi commerciali asiatici che, peraltro, arricchirebbero solo questi ultimi, tenuto conto che l’economia USA oggi è estremamente debole.

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